Kick-Ass #7, anteprima 01

C’è una nuova eroina in giro ed è più incazzata che mai. Dopo aver raccolto l’eredità di Dave Lizewski, Patience Lee ha indossato il costume di Kick-Ass e ha intrapreso la sua personale lotta al crimine di Albuquerque. Forte della sua formazione militare e della determinazione figlia della sua condizione disperata, la donna ha sgominato i malviventi locali e ora è lei stessa a capo di un’organizzazione. Il suo prossimo obiettivo ha un nome e un cognome, Hector Santos, e per stanarlo è disposta a tutto.

Dopo aver familiarizzato con la protagonista del rilancio, entriamo nel vivo della nuova serie regolare pubblicata negli Stati Uniti sotto l’egida di Image Comics. Questa volta, però, in cabina di regia non troviamo la coppia che ha tenuto a battesimo l’opera originale undici anni fa, Mark Millar e John Romita Jr., bensì un nuovo team creativo composto da Steve Niles e Marcelo Frusin.

Tante erano le aspettative che hanno accompagnato la pubblicazione del secondo cartonato presentato da Panini Comics: in primis per l’esordio dei nuovi autori e poi per capire in che maniera l’interessante spunto iniziale sarebbe stato sviluppato per mantenere vivo l’interesse del lettore, una volta esaurito l’effetto novità.

Conclusa la lettura, le sensazione sono contrastanti. Abbiamo iniziato a fare il tifo per Patience sin dalla sua prima apparizione; rispetto a quelle che hanno animato Dave, le motivazioni che spingono la veterana militare afroamericana a intraprendere questa strada sono molto più solide. Dopo aver sacrificato la propria esistenza per patria e famiglia, è stata tradita dai suoi stessi ideali: il marito l’ha lasciata e l’esercito non le offre un sostentamento. La protagonista, però, non molla mai e, nonostante il modus operandi altamente discutibile, è difficile non stare dalla sua parte; anche perché vederla barcamenarsi tra rappresaglie, il lavoro alla tavola calda, le lezioni all’università e l’essere madre è sicuramente toccante.

Kick-Ass #7, anteprima 02

Sfruttando le caratteristiche psicologiche introdotte in precedenza, Niles imbastisce dunque un arco narrativo che punta prevalentemente sulla componente action; spinge forte sull’acceleratore e, pur giocando con alcuni aspetti privati della vita di Patience, si diverte a condurla attraverso prove sempre più difficili. Limitandosi a seguire il solco tracciato da Millar, Niles realizza uno storyarc piacevole, ricco di tutti gli elementi tipici della serie: sangue che scorre a fiumi, arti e teste mozzati, black humour e una buona manciata di adrenalina a vivacizzare il tutto.

Manca insomma quel qualcosa che avrebbe reso questo secondo volume davvero imperdibile, una trovata in grado di farci saltare sulla sedia. La vicenda si evolve in maniera prevedibile, e considerando il contesto geografico e razziale in cui è ambientata è un peccato non vedere questi elementi approfonditi a dovere. Dello stesso tenore la prova di Frusin al tavolo da disegno: il suo stile sintetico riesce a catturare il dinamismo delle fasi più concitate ma non restituisce le stesse suggestioni alla base del successo della serie.

La sensazione di trovarsi di fronte a un’occasione sprecata c’è, ma restiamo curiosi di vedere all’opera i prossimi team creativi o i nuovi protagonisti della serie. Ad oggi, però, non sono stati pubblicati altri episodi negli Stati Uniti.

 

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