Cheese, anteprima 03

All’interno del mondo della narrazione c’è una convinzione diffusa: per raccontare delle buone storie è necessario averle vissute in prima persona. In tal senso, tutte le volte in cui il casual reader si affaccia a lavori figli di esperienze dirette – autobiografiche e non – o a qualcosa “tratto da una storia vera”, inconsciamente matura in lui la convinzione che tale prodotto sia in qualche modo qualitativamente più valido rispetto ad altri di pura fantasia. L’aspetto positivo di tale convinzione è il fatto che ciò attira diversi nuovi lettori verso un ambito che, altrimenti, non avrebbero mai esplorato.

Il linguaggio del Fumetto non fa certo eccezione, anzi, ne è una prova lampante. Molti dei fenomeni di massa che hanno valicato il confine del singolo medium senza film o serie televisive a sostegno della narrazione sono quelli che raccontano particolarmente bene quelle “storie di vita vissuta”. Zerocalcare e Gipi sono sicuramente due grandi esempi del panorama italiano di come la quotidianità sia un piatto prelibato agli occhi di chi normalmente è poco avvezzo ai fumetti, giusto per fare qualche esempio.

Il racconto di tormenti personali o universali dell’uomo, essendo già stato sfruttato in modo eccellente in svariati casi, non è più garanzia di successo. Per questo motivo, i nuovi autori che hanno in qualche modo reinventato lo slice of life hanno dovuto lavorare molto anche sul contenitore, oltre che sul contenuto, per non diventare dei cloni di qualcosa di già visto e ben noto nell’ambiente. In tal senso, per fare un altro esempio, il lavoro di un autore come Labadessa (nato sul web e consolidato su carta) ha richiesto un grande studio sulla forma per dare importanza al già appetibile contenuto.

Cheese, anteprima 02

Cheese, opera d’esordio di Zuzu, dimostra allo stesso tempo due cose: il peso paritario del “come” e del “cosa” durante la realizzazione di un’opera e come non esista alcuna ricetta per il successo, se non l’estrema onestà con se stessi e con il proprio lavoro, soprattutto quando c’è in ballo un nuovo autore che muove i primi passi.

Una volta terminata la lettura del volume edito da Coconino Press nella collana Warp, non c’è certo da stupirsi se la giovanissima Giulia Spagnulo abbia già ricevuto dei feedback importanti sul suo lavoro, a partire dalla stima dello stesso Gianni Pacinotti che l’ha voluta all’interno della mostra Gipi presenta: MNPSZ – Cinque talenti per il fumetto del futuro, la quale si terrà nel corso dell’imminente edizione 2019 del Comicon.

Con questa graphic novel, Zuzu decide di raccontare dei contenuti molto forti legati alla crescita e alle malattie nascoste, quelle che non sono così evidenti a un primo impatto, il tutto immerso nel periodo dalle emozioni ambivalenti per eccellenza: l’adolescenza. I protagonisti sono la stessa autrice, Riccardo e Dario, i quali vivono un’esperienza tanto quotidiana nelle azioni e nelle loro rispettive comfort zone, quanto straordinaria nella scoperta di sé. Ciò che rende appassionante questa storia è proprio il ricordo personale di quelle battaglie personali più o meno grandi che ognuno ha condotto durante la crescita, .

Cheese parla della lotta più grande di tutte: quella che ognuno combatte dentro di sé per comprendere e accettare la propria identità. Che sia qualcosa di conscio o inconscio, quel dissidio che dilania le viscere di ognuno dal primo batter d’occhi mattutino all’ultimo della sera è l’argomento cardine su cui si snoda l’intera vicenda descritta dalla fumettista salernitana: come si fa a prendersi dei rischi per cambiare una situazione insostenibile?

Cheese, anteprima 03

Con uno stile personale che esprime già una fortissima identità, Zuzu parte da zero con ogni nuova pagina, riempiendola in modo quasi ossessivo di segni e spazi bianchi, dando un peso specifico molto importante al singolo tratto del pennello o spazio vuoto. Come i poeti futuristi e i moderni autori underground che smontano l’impostazione grafica tradizionale spostando in lungo e in largo le lettere e le immagini, l’autrice lascia che siano i contenuti a delineare quale sarà la forma finale del racconto, di tavola in tavola.

Cheese è l’espressione palese di una libertà creativa che parla direttamente a chi è vittima di paure e cambiamenti, mostrando come ogni progresso personale sia sempre e comunque oltre la paura che ci blocca. Proprio come viene scombussolata e stravolta la vita dei tre protagonisti in modo più o meno forte, è inevitabile che il lettore particolarmente sensibile allo scontro tra immobilismo e cambiamento possa restare coinvolto e colpito dalla storia, lasciandosi parimenti trasportare dai suoi contenuti più profondi e da quelli più votati all’ironia.

Al termine della lettura, appare chiaro che Zuzu abbia messo tutta se stessa in questo racconto, stipulando quel tacito patto con il lettore che viene a galla ogni volta in cui si trattano contenuti particolarmente intimi o importanti: da un lato l’autore risponde con onestà e schiettezza alle domande della storia, anche quelle più scomode; dall’altro il lettore accetta di proseguire quel percorso fino in fondo, per scoprire se si arrivi o meno alla serenità dopo tante tribolazioni.

Sarebbe facile identificare il pubblico ideale di Zuzu nella fascia d’età 15 – 25 anni, ovvero quel calderone indistinto in cui finiscono tantissimi generi e temi, ma tale scelta potrebbe rivelarsi errata. Sotto a un linguaggio familiare e senza censure, quello dei ragazzi amici da una vita che cristallizzerebbero l’intera esistenza in un eterno presente, molte delle immagini più riuscite di Cheese fanno stringere lo stomaco anche agli adulti che hanno scoperto che il “forte sentire” non è qualcosa che va via nel corso del tempo, ma una sensibilità che resta latente, accompagnandoli per tutta la vita, nel bene e nel male.

 

Cheese, anteprima 04