Dampyr 221: Pianeta di sangue, anteprima 01

Queste mese, a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro, ben due fumetti scritti da Giorgio Giusfredi, una delle penne più giovani e talentuose di Sergio Bonelli Editore, sono arrivati in edicola. Dopo il settimo Color Zagor, lo scorso 3 agosto è toccato al Dampyr 221: Pianeta di sangue.

L’autore lucchese torna dunque a firmare una storia del Figlio del Diavolo, a distanza di quasi un anno (Dampyr 210: Il figlio di Erlik Khan, settembre 2017), proponendoci un episodio incentrato su una delle sue grandi passioni: il Cinema. Come per il suo albo d’esordio sulla testata, Bloodywood (Dampyr 204, marzo 2017), Giusfredi elabora un soggetto ad hoc, richiamando in azione un personaggio cruciale e intrecciando la vicenda con l’origine della macchina da presa e l’avvincente “guerra dei brevetti” nata attorno a essa.

Ci viene presentato un inventore francese realmente esistito, segnato da una fine misteriosa e a dir poco romanzesca. Louis Aimé Augustin Le Prince, considerato da molti esperti come il vero padre del Cinema – prima ancora dei propri concittadini Auguste e Louis Lumière e dello statunitense Thomas Alva Edison – scompare improvvisamente il 16 settembre 1890 senza lasciare traccia, mentre è in viaggio sul treno che va da Digione a Parigi.

Ne Pianeta di sangue l’inquietante enigma trova una soluzione dampyriana, complicata e impreziosita dall’introduzione di un’altra affascinante figura storica: Georges Méliès, illusionista e creatore del film fantastico, oltre che antesignano degli effetti speciali; sue sono le pellicole Viaggio nella Luna (Le Voyage dans la Lune, 1902) e Viaggio attraverso l’impossibile (Voyage à travers l’impossible, 1904), ritenute pietre miliari del genere.

Dampyr 221: Pianeta di sangue, anteprima 02

Questo spettacolare preambolo è solo il punto di partenza, la suggestiva cornice di un’avventura adrenalinica in cui è riservata alla bella Ljuba un ruolo particolarmente drammatico ed essenziale, e dove Harlan Draka riscoprirà al suo fianco una splendida e imprevista alleata.

La trama è ricca di spunti, dettagli e testimonia in maniera coinvolgente la passione che Giusfredi riesce a infondere alle pagine che scrive, conquistando immancabilmente il lettore. L’agile e spigliata sceneggiatura, un viaggio onirico e allucinante costellato di immagini macabre – non di rado raccapriccianti – che amplificano l’atmosfera horror di base, si sposa perfettamente con la matita superba di Alessio Fortunato.

Il tratto dell’artista assume le fattezze di un ricamo, un ordito di tratteggi funzionale a un controllo raffinato dei chiaroscuri e a un uso patinato ed elegante di luci e ombre; è un reticolo di linee che si dipana ed espande sulla tavola, una maglia che appare evidente e più grossolana in certi frangenti per poi stringersi, arrivando a chiudersi su se stessa e ad assumere senso e forma attraverso una vasta gamma di risoluzioni.