Prima di dare il via a questa recensione, è necessaria una premessa. Solo il fatto di doverla fare ci fa sentire vecchi, ma qualcuno dei lettori di BadComics.it che con il dito sta scorrendo queste righe sullo schermo di uno smartphone, probabilmente all’epoca in cui inizia Inkspinster – Confessioni di una zitella non era nemmeno nato. Quindi, sedetevi pure vicino al caminetto, mentre il nonno vi racconta un diverso panorama fumettistico.

Nella prima metà degli anni 2000 non c’erano ancora i social network, perciò i primi webcomic italiani sono apparsi su blog e siti indipendenti, qualcosa di simile alle attuali pagine FB, ma con la sostanziale differenza che per scoprirli si doveva contare più che altro sul passaparola, sui consigli di una community di appassionati di fumetti particolarmente animata in quegli anni, seppur di nicchia. Con il passare del tempo, questo fenomeno ha trovato modo di esplodere grazie a diversi siti e portali che aggregavano i titoli più interessanti, e alla pubblicazione – autoprodotta o per mano di lungimiranti case editrici – di volumi che era possibile scoprire tra gli stand delle fiere del Fumetto (molto meno affollate di come siamo abituati a vederle oggi).

Alcuni degli artisti più apprezzati di quel periodo si sono ritirati e, nonostante la popolarità dell’epoca, ora si dedicano ad altri lavori e alla “vita nel mondo reale” (per esempio, Eriadan), mentre altri si sono saputi reinventare e hanno raggiunto una discreta notorietà nello scenario fumettistico odierno (uno su tutti, Sio). La maggior parte degli autori continua però a produrre contando su un seguito ristretto, spesso fan fidelizzati che hanno conosciuto la tal opera più di dieci anni fa e che continuano ad anelare ogni nuova vignetta/strip/tavola, nonostante tempi di pubblicazione a volte dilatati.

Un esempio perfetto di autrice che si meriterebbe di certo maggior visibilità è Deco, il cui tratto inconfondibile si fa amare fin dal primo sguardo.

 

Inkspinster

 

Inkspinster ha una sintesi grafica adorabile, che si distingue dall’eccessiva pulizia di molti titoli affini per il tratto graffiante, quasi scarabocchiato, una particolare via di mezzo tra l’estetica cartoonesca e quella gotica; è una versione naif e colorata dei volumi di Emily the Strange o del cartone canadese Ruby Gloom, qualcosa che non ci stupiremmo di trovare sullo scaffale di una vecchia bottega artigianale, tra un giocattolo di legno e un libro illustrato per bambini. Questa sensazione viene trasmessa attraverso tanti piccoli dettagli, come il particolare lettering realizzato a mano, le parole evidenziate, volutamente sbagliate e poi corrette all’interno dei balloon, o le vignette tratteggiate e tutte rigorosamente chiuse con un delizioso fiocchetto, come se fossero state cucite a maglia.

All’interno di Confessioni di una zitella troverete molti elementi che oggi sono armi narrative ormai abusate dalla maggior parte dei fumettisti del web: animali parlanti, ansia, amori non ricambiati, strane ossessioni personali e piccole sfighe quotidiane, ma tutto viene usato con un ottimo senso della misura, senza mai calcare la mano su uno solo di questi aspetti, così da offrire continuamente sorrisi generati in modo eterogeneo.

Ci si affeziona e ci si riconosce nelle stramberie e nella goffagine della protagonista, avatar d’inchiostro dell’autrice, e questo rende ancor più efficace l’universo surreale costruito attorno a essa. Il cast di comprimari è ridotto a due amici di Inkspister, i suoi genitori, il gatto, e una rockstar tenebrosa che durante il giorno lavora in una falegnameria, il bello e dannato da venerare segretamente.

Il volume pubblicato da comma22 raccoglie alcune delle prime strisce, completamente ridisegnate dall’autrice, che erano già state pubblicate negli anni ’00 in due albi quasi introvabili. È un peccato perché sarebbe stato interessante osservare l’evoluzione dello stile dell’autrice, molto gradevole anche nei suoi primi disegni in bianco e nero, ma è comprensibile la scelta di proporre un prodotto graficamente più omogeneo.

Assieme a queste riproposte c’è una selezione delle tavole più recenti realizzate in questo decennio, che si possono trovare periodicamente sul sito dell’autrice o su Ballons. È un modo per conservare in formato cartaceo una parte delle creazioni di Deco, artista che senza dubbio vale la pena seguire e che si meriterebbe una maggior visibilità.