Abbiamo letto in anteprima uno dei nuovi fumetti pubblicati su Wilder, la piattaforma di prodotti digitali che ormai, se seguite con continuità le nostre pagine, dovreste conoscere. Questa volta ci occupiamo di Restart, una breve storia autoconclusiva di AlbHey Longo, già autore di La quarta variazione, graphic novel uscita lo scorso novembre per BAO Publishing.

Difficile raccontare la trama senza farvi troppe anticipazioni, dato che Restart è davvero una storia brevissima, quindi cercheremo di raccontarvi come viene raccontato quel che c’è da raccontare: tramite la ripetizione e la rottura, tramite la ricorsività ravvicinata e un finale che la spezza. C’è un po’ di cyberspazio e c’è l’accenno di un amore, c’è una stupidaggine compiuta a cui bisogna mettere una pezza e c’è una diversa attribuzione di importanza a questa stupidaggine, che, alla fine, non si capisce bene quanto fosse davvero importante. C’è una legge infranta, forze due, forse tre, e c’è della violenza che pare vera, anche se è finta.

Non potendo raccontare la trama, cerchiamo di incuriosirvi, così come ha incuriosito noi vedere un autore che nel suo precedente lavoro, praticamente un esordio, aveva raccontato la storia molto sentita di un ragazzo alle prese con i proprio futuro tutt’altro che semplice e con il terrore blu di diventare grande, si sia lanciato in questa piccolo fumetto apparentemente del tutto intrattenitivo, ma che forse non ce la racconta giusta. Perché forse, ma solo forse, AlbHey Longo ha nascosto un tema interessante, terribilmente contemporaneo, tra le pagine digitali di Restart. Chissà che non finisca per confermarcelo nell’intervista che gli abbiamo fatto e che pubblicheremo tra un paio di giorni.

Sta di fatto che c’è un’idea già vista, certamente non originale, ma ben raccontata e divertente, a fare da sostegno a Restart. Un fumetto che conferma l’ispirazione, crediamo per nulla celata o nascosta, ma anzi quasi esibita, dello stile grafico di AlbHey a quello di Bryan Lee O’Malley, pur con delle variazioni originali, che attingono anche a tanta tradizione indipendente di altro genere. Del resto, ci sono alcuni elementi che sembrano proprio citare in maniera aperta il più noto lavoro del fumettista canadese.

Che altro dire di AlbHey e della sua breve fatica? Che ci ha incuriositi. Troppo poco, per chi vi scrive, quel che si legge qui su Restart, per dare un giudizio più compiuto. Certamente si tratta di una prova consapevole delle dinamiche della narrazione di genere. Se diventasse un’idea da sviluppare più ampiamente, saremmo piacevolmente attratti.