Non è usuale per una bande dessinée pubblicata nei tradizionali cartonati francesi venire trasposta in un film d’animazione dopo soli tre volumi. Il fatto che Zombillenium abbia raggiunto questo straordinario traguardo è senza dubbio da imputare all’autore Arthur de Pins, nel cui curriculum troviamo anche la regia di alcuni cortometraggi animati e una serie televisiva co-prodotta con Disney.

Dopo aver costruito un universo narrativo ambientato in un parco di divertimento dell’orrore (buffo, considerando che il suo cortometraggio L’eau de Rose si svolge interamente a bordo di una ruota panoramica), Pins ha sfruttato questa opportunità per approfondire sul grande schermo aspetti del suo mondo che non avevano trovato spazio nelle storie a fumetti.

I titoli di testa raccontano le origini del parco, le circostanze in cui è stato fondato e come è stato costruito, per poi rivelare un po’ di più del passato dei personaggi.

Non trattandosi di un titolo non particolarmente famoso (non parliamo certo di un fenomeno quali Asterix o Tintin) è legittimo aspettarsi una storia che introduca i neofiti a questo universo narrativo. Zombillenium riesce nel compito di soddisfare questo obiettivo, così da conquistare nuovi possibili lettori, senza però annoiare gli appassionati della serie cartacea.

La trama può essere considerata una variazione del primo volume a fumetti, con Aurélien sostituito dal padre di famiglia Hector; in questo modo trova spazio anche la piccola Lucie, figlia di Hector, bambina nella quale si possono facilmente riconoscere gli spettatori più giovani, visto che il resto del cast è adulto.

La vicenda originale del film riguarda i vampiri, mostri scintillanti e alla moda, che minacciano la presenza dei mostri più tradizionali, zombi in primis; gli investitori sono attratti da queste creature in grado di affascinare gli adolescenti, a costo di sacrificare l’intento originario del parco (“Dovete essere spaventosi, ma senza fare troppa paura!”).

Si tratta di un’evidente parodia di Twilight, con il protagonista costruito in modo palese sull’Edward Cullen di Robert Pattinson; un riferimento che arriva fuori tempo massimo, soffrendo di una scarsa tempestività, considerando anche la sfortunata prossimità della trilogia animata Sony dedicata a Hotel Transylvania.

La regia e la scrittura sono di buon livello, e le animazioni denotano chiaramente l’esperienza dello staff; la realizzazione tecnica, però, lascia trasparire un budget non all’altezza delle potenzialità del progetto, che avrebbe potuto essere di livello più alto.

Ciò che è veramente interessante è il ruolo di questo lungometraggio cinematografico nella continuity della serie a fumetti: contiene infatti un paio di informazioni ancora non sviluppate, svelate ai fan solo con il quarto volume a fumetti, uscito in patria a un anno di distanza e recentemente proposto in Italia da ReNoir Comics.