Asterix e il segreto della pozione magica

Dopo l’eccellente Asterix e il regno degli Dei, i registi Alexander Astier e Louise Clichy hanno accettato di tornare nel villaggio degli Irriducibili Galli a una condizione: non doversi cimentare con l’adattamento di un’avventura a fumetti di René Goscinny e Albert Uderzo, ma poter dirigere una trama completamente originale.

Finora ci sono stati diversi film – animati e in live action – che avevano proposto variazioni o fusioni di più vicende già conosciute dagli amanti della serie a fumetti, ma soltanto in un caso sul grande schermo era arrivata una storia inedita: Le dodici fatiche di Asterix, lungometraggio animato concepito dagli stessi Goscinny e Uderzo.

Davanti a una sfida così ambiziosa, cosa raccontare? Gli autori decidono di immergersi nella mitologia della saga mettendo a rischio le sue stesse fondamenta e rivoluzionando alcune caratteristiche in un modo che idealmente non permetterebbe di ignorare in futuro gli eventi di Asterix e il segreto della pozione magica. La divertente sequenza iniziale propone un frenetico montaggio che liquida in pochi minuti i topoi della serie, tra inseguimenti di cinghiali nella foresta, zuffe con l’esercito romano e il puntuale affondamento della nave pirata; sono momenti che non possono mancare, anche se li abbiamo già visti tante volte, e qui vengono riproposti con espedienti in grado di rinnovare in modo efficace dei tormentoni portati avanti per decenni.

Ancora una volta, Astier e Clichy mettono in scena un racconto corale, in cui Asterix e Obelix non sono protagonisti assoluti, com’è stato nella maggior parte degli episodi; pur avendo il celebre duo un ruolo di spicco, per assecondare le aspettative e i desideri dei fan è l’intero villaggio dei Galli a portare avanti la storia: un cast nutrito in cui ognuno ha il suo piccolo momento di gloria.

Asterix e il segreto della pozione magica

Stavolta il nemico da sconfiggere è molto più pericoloso di Giulio Cesare o di un popolo straniero: è l’ineluttabile scorrere del tempo. Durante una raccolta degli ingredienti per la pozione magica, Panoramix cade da un ramo; non si ferisce in modo grave, ma, dato che i druidi non cadono mai, si domanda per quanto ancora potrà svolgere la sua attività. Essendo l’unico custode della ricetta segreta della bevanda, Panoramix realizza che non può rischiare di far morire con lui l’arma grazie alla quale i Galli resistono all’invasore; decide così di cercare un giovane druido al quale tramandare il suo sapere, ma la ricerca sarà più ardua del previsto.

Il film riesce in più occasioni a far percepire la sensazione di pericolo, con minacce che scuotono i personaggi e li mettono di fronte a sfide diverse da quelle affrontate in passato. Questo si traduce in un road movie più lineare e semplice dei film precedenti, ma in grado di racchiudere singole scene stupefacenti, soprattutto per i fan di vecchia data, abituati come sono a vedere il cast alle prese con situazioni abbastanza simili tra loro.

Se dovessimo descrivere questo film con una parola sarebbe “sorprendente”: è un’avventura che sfrutta al meglio il medium cinematografico attraverso scene difficilmente riproponibili su carta. Siamo al cospetto del Pacific Rim dei film di Asterix, un racconto epico che dev’essere visto sul grande schermo per poterne godere appieno, prendendo strade che non ci saremmo immaginati di trovare nelle avventure degli Irriducibili Galli.

Il tutto è sostenuto da un comparto tecnico eccellente, con animazioni in grado di rivaleggiare con quelle dei più celebri studi americani. Se il livello di dettaglio è sacrificato in favore di un’estetica più stilizzata e cartoonesca, la fluidità dei movimenti e l’espressività dei personaggi raggiunge le vette del Cinema d’animazione, frutto anche di un’evidente fase preparatoria basata sui disegni tradizionali.