X-O Manowar #15, anteprima 02

Lo scorso dicembre è stato un mese importante per gli amanti dell’Universo Valiant: dopo una programmazione organica che ha coinvolto diverse testate – su tutte Secret Weapons, Harbinger Renegade e Generation Zero – l’odio per gli psioti è sfociato in Harbinger Wars II, incredibile miniserie scritta dal demiurgo Matt Kindt. In questa guerra senza quartiere, X-O Manowar è stato cooptato non appena rientrato dal suo autoesilio sul pianeta Gorin. Dopo aver visto amici e colleghi schierarsi l’uno contro l’altro in una battaglia che l’ha segnato profondamente, Aric di Dacia è ora deciso a mettere ordine nella testa e nel cuore.

Barbari è il titolo del quinto volume della nuova serie dedicata al guerriero con la Sacra Armatura di Shanhara. Sfruttando questo delicato momento di riflessione, Kindt – saldo alla guida del titolo principale di casa Valiant – si lancia in un approfondimento sul passato del personaggio conducendoci nell’anno 393 d.C., in una fase turbolenta della storia europea, quando il popolo romano e quello visigoto erano intenti a raggiungere un accordo per creare un fronte compatto contro la minaccia rappresentata dagli Unni. Lungo il cammino che lo conduce a Roma, il nipote del re barbaro Alarico incrocia quello di Sabbas, personaggio misterioso in preda a visioni premonitrici.

Quello tratteggiato da Kindt nei quattro capitoli dell’arco narrativo è uno scenario instabile, un mondo diviso dalla paura dell’ignoto, come sottolinea lo sceneggiatore dando voce alla Sacra Armatura. Sia durante la Seconda Guerra degli Harbinger che nel IV Secolo d.C., la diffidenza generata dal non conoscere chi ci si trova di fronte porta irrimediabilmente all’esplosione della violenza. Inoltre, partendo dalle integrazioni tra popoli, lo scrittore di Mind MGMT pone l’accento sul concetto di identità, tema che sin dalla gestione di Robert Venditti ha caratterizzato X-O Manowar.

X-O Manowar #15, anteprima 01

La sensibilità con cui Kindt imbastisce la trama fa sì che le argomentazioni portate in scena risultino estremamente moderne, delineando uno scenario sovrapponibile al nostro quotidiano: d’altronde, historia magistra vitae, e la locuzione ciceroniana non è mai parsa tanto attuale. Nel corso del viaggio attraverso l’animo di un eroe combattuto, familiarizziamo con le sue emozioni, i suoi ricordi e le sue incredibili avventure in giro per l’Impero. Dinanzi a questo percorso di crescita non possiamo che restare affascinati dall’incredibile evoluzione di Aric figlia della grande maestria con la quale Kindt ha saputo sviluppare i diversi storyarc, con un quadro che generale diventa sempre più affascinante, volume dopo volume.

Sulle pagine di Barbari, lo scrittore americano si avvale dell’arte di Trevor Hairsine, riformando il team creativo alla base del successo di Divinity ed Eternity. L’affiatamento tra i due ha prodotto in passato pagine caratterizzate da uno storytelling di grande impatto visivo, ma, purtroppo, in questo frangente non troviamo le stesse peculiarità. Priva di particolari spunti, la costruzione della tavola è decisamente canonica, quasi anonima; inoltre, non troppa attenzione viene riposta nella ricostruzione storica dei fondali, penalizzando sequenze che avrebbero meritato un trattamento migliore (come quella nel Colosseo).

Sebbene l’espressività dei primi piani riesca in parte a mitigare la poca precisione nelle anatomie, spesso solo abbozzate (soprattutto nell’ultimo capitolo), il risultato è decisamente al di sotto delle aspettative, togliendo un po’ di epicità e pathos da un capitolo decisivo per il cammino della serie e del suo protagonista.