Q.U.E.S.T.I.O.N.E.D.I.G.E.R.G.O.

Tra le contraddittorietà di Don Rosa c’è l’essere contrario alle storie derivative, nonostante la sua intera produzione possa considerarsi un sequel della bibliografia di Carl Barks. In questo quindicesimo volume, l’autore del Kentucky non tira in ballo l’Uomo dei Paperi ma realizza due diversi seguiti di sue storie, perciò si sente in dovere di giustificarsi nei confronti del lettore, come se stesse compiendo un gesto deplorevole, portando a esempio casi di validi sequel letterari o cinematografici.

Eppure, Rosa ha già dimostrato di saper ripescare elementi passati in modo tutt’altro che gratuito, e ne dà conferma con Zio Paperone e il cavaliere nero: una storia che riprende Il solvente universale, utilizzando la pericolosa sostanza in un racconto di genere differente. Il miliardario deve infatti affrontare Arpin Lusène, ladro gentiluomo costruito ispirandosi ad altre figure simili della narrativa del ‘900; si tratta di un personaggio che arricchisce il pantheon di avversari di Paperone, pronto a sfidarlo non per arricchirsi ma per il piacere della sfida, un’invenzione dell’autore così ispirata da spingerlo a riutilizzarla per più volte, in seguito (in barba al suo astio per i sequel). L’episodio è divertente, con un’ottima recitazione dei personaggi e ricco di invenzioni visivi, l’ennesima dimostrazione dell’abilità di Rosa a padroneggiare il medium Fumetto.

Non è altrettanto efficace Zio Paperone “Il capitano cowboy del Cutty Sark”, capitolo aggiuntivo della Saga non ispirato a eventi citati da Barks ma basato su fatti storici realmente accaduti. La passione per la documentazione sulla storia americana spinge Rosa a realizzare un racconto dotato di una grandeur epica, ma che non ha il mordente dei capitoli “ufficiali” della sua epopea. Anche in questi episodi minori si possono però apprezzare il gusto per un umorismo raffinato e il virtuosismo visivo applicato a vignette spettacolari.

Paperino e lo scalognofugo triplo

L’altro filone di storie a cui Rosa si dedica sempre più spesso nella seconda metà della sua carriera sono gli anniversari, ricorrenze nelle quali gli editori gli commissionano storie speciali su un determinato personaggio. Le Giovani Marmotte: Q.U.E.S.T.I.O.N.E.D.I.G.E.R.G.O. è un flashback che mostra come Qui, Quo e Qua siano entrati a far parte delle Giovani Marmotte. Si tratta di un episodio ben strutturato, all’interno del quale l’autore trova anche una motivazione valida all’iniziale caratterizzazione dei tre nipotini nei cortometraggi animati, dove apparivano come dei monelli dispettosi.

Paperino e lo scalognofugo triplo, invece, si prefigge l’obiettivo di raccontare le origini della fortuna di Gastone; questo ne fa una delle migliori storie in cui il personaggio si rivela stranamente sfortunato, un espediente narrativo giustificato dalla sua backstory a tratti sovrannaturale.

La galleria in coda al volume fa un salto in avanti di un decennio per iniziare a proporre le illustrazioni realizzate da Rosa alla fine della sua carriera, dopo aver terminato di realizzare storie a fumetti: si tratta di mini-poster prodotti per il mercato francese, nei quali l’artista ha potuto sbizzarrirsi senza i vincoli o gli spazi vuoti che solitamente doveva rispettare per le copertine.