Ogni collettivo, studio o associazione di fumettisti, prima o poi, cede al guilty pleasure e realizza un prodotto che nasce dalla commistioni di voci e stili di tutti i componenti. Spesso si tratta di lavori destinati a esaurirsi in breve tempo e di qualità non proprio eccelsa, pieni di inside joke volti a divertire il circolo delle amicizie più strette piuttosto che il grande pubblico. A volte, però, è possibile scovare piacevoli eccezioni.

Yamazaki 18 Years, realizzato dal Gentlemen Kaiju Club, ha un carattere marcato e una coerenza stilistica molto forte. Simone Di Meo, David Messina, Valerio Schiti e Paolo Villanelli, tutti artisti di calibro internazionale impegnati con i più grandi editori del mondo, uniscono le forze con lo sceneggiatore Diego Cajelli per creare qualcosa di davvero interessante: un lavoro in tricromia suddiviso in diversi episodi, raccolto in seguito da ManFont in un brossurato ad alta foliazione e presentato in anteprima alla scorsa Lucca Comics & Games.

Senza anticipare nulla riguardo alla trama (introdotta dal corposo apparato editoriale all’interno del volume), vi basti sapere che Yamazaki 18 Years è nato da un’ideale, breve ma intensa relazione tra i disaster movie di matrice giapponese, il concetto di eroe nipponico (in particolare quello degli anni Settanta e Ottanta), la grammatica visiva elaborata e affinata dagli autori in tanti anni di esperienza al servizio delle major americane e, ultima ma non ultima, una scrittura action di impronta fortemente italiana. Da questo incrocio improbabile, ma perfettamente in linea con l’Incidente Bannister che dà il via all’universo in cui è ambientata la vicenda, nasce un racconto atipico di eroi, mostri e folli corse per preservare la realtà.

Ogni singolo episodio è incentrato su un particolare personaggio o aspetto della storia, fruibili in modo unitario così come singolarmente, per il puro piacere degli occhi; ed è questo il vero punto di forza del volume: nonostante la storia sia molto compatta, ben congegnata e coerente nelle sue scelte, con Cajelli che ha intessuto in modo preciso le diverse trame in una sequenza di relazioni causa – effetto davvero efficaci, le strabordanti tavole realizzate dal Gentlemen Kaiju Club sono un vero piacere per gli occhi e trascinano il lettore pagina dopo pagina.

È facile uscirne vincitori quando si fanno combattere eroi e mostri giganti, è vero, ma non è assolutamente scontato mettere in scena il tutto senza risultare didascalici o ripetitivi. La crasi delle influenze provenienti da tre grandi colossi dell’intrattenimento mondiale libera la fantasia, percorrendo strade che vanno a scontrarsi più volte con gli stilemi delle diverse tradizioni. Il risultato è una storia sopra le righe che preme costantemente sull’acceleratore, svelando l’aspetto ludico al centro del lavoro: Yamazaki 18 Years è stato realizzato con lo scopo di divertirsi e far divertire.

Scopo ottenuto? Sì, nonostante qualche piccolo difetto: la ripetizione di alcuni elementi nel corso dei vari capitoli, a causa della loro origine sfusa, e alcune sequenze un po’ frettolose, che se gestite diversamente avrebbero potuto portato a un impatto meno spettacolare ma forse più forte dal punto di vista emotivo.

Nel complesso, la Kaiju Edition dei singoli capitoli proposta da ManFont è la degna conclusione – piena di contenuti speciali, come bozzetti, tributi, copertine e tanto altro – di un lavoro durato diversi anni e che, con il passare del tempo, ha coinvolto anche degli studenti della Scuola Internazionale di Comics (nei due appuntamenti con Yamazaky 18 Yeras: Apocypha): un vero e proprio laboratorio di esperimenti in continua evoluzione.

Di fronte a una proposta editoriale troppo spesso omologata e basata su mode del tutto passeggere o su interi filoni che cercano di clonare formule che da tempo hanno già detto tutto, il Gentlemen Kaiju Club torna alle origini con un fumetto che unisce la tamarraggine di Pacific Rim, l’introspezione di Evangelion e le pieghe dimensionali della Fantascienza classica, senza mai prendersi troppo sul serio.