Voglio Mangiare il tuo Pancreas poster

La relazione tra un ragazzo e una ragazza sulla quale si abbatte l’ombra di una malattia terminale rappresenta ormai un sottogenere dei film romantici che da decenni commuove le platee cinematografiche: da Love Story a I Passi dell’Amore, fino ai più recenti Colpa delle Stelle e Il Sole a Mezzanotte. L’animazione giapponese controbatte con Voglio mangiare il tuo pancreas, lungometraggio – tratto dall’omonimo romanzo di Yoru Sumino – giunto per qualche giorno nelle sale italiane grazie a Nexo Digital.

Il titolo del film attira l’attenzione facendo alzare il sopracciglio e strappando un sorriso a chi non conosce la trama del film; il significato è però legato a una credenza di antichi popoli, secondo la quale mangiando il pancreas di una persona morta da poco tempo se ne conserva l’anima, portandola per sempre con sé.

Il film si apre con il protagonista rannicchiato sul letto e in lacrime mentre si sta svolgendo il funerale della giovane Sakura: svanisce dal primo istante ogni speranza di un lieto fine, quindi preparatevi a una visione accompagnata dall’inevitabile colonna sonora di soffocati pianti a singhiozzo e soffiate di naso da parte del pubblico. Due adolescenti si incontrano per caso: un ragazzo legge per caso il diario di una compagna di scuola, nel quale preannuncia la sua morte imminente, un segreto che non ha rivelato a nessuno. Nonostante le cagionevoli condizioni di salute, la ragazza è solare ed espansiva, mentre il protagonista appare timido e apatico; lei è appena stata mollata dal ragazzo, lui non ha mai avuto un amico in vita sua. Questa strana coppia comincia così a frequentarsi e a creare uno spiraglio di serena sincerità negli ultimi mesi di vita della studentessa, abituata a fingere con chiunque che sia tutto okay.

Il rapporto tra i due è particolare, si muove tra amicizia e attrazione con toni che possono sembrare quasi patologici per lo spettatore occidentale, soprattuto se paragonati alle interazioni che è abituato a vedere nei racconti adolescenziali di serie TV e film occidentali. C’è un estremo pudore nell’esternare le proprie emozioni, al punto che appare esagerata la repressione di qualsiasi pulsione sessuale tra i due, e rinviando la libera esternazione dei sentimenti reciproci a quando ormai è troppo tardi, con un interminabile monologo in cui si concentra tutto ciò che poteva essere distribuito nel corso della pellicola.

Il regista Shinichiro Ushijima, al suo esordio sul grande schermo, ricalca stilemi dell’animazione giapponese senza brillare per inventiva e non fornendo un’impronta stilistica definita. Non aiuta il character design di Yuichi Oka, che in passato aveva fornito un prezioso contributo a diverse serie anime, ma che qui sceglie un look per i personaggi la cui efficacia è altalenante, non riuscendo a far emergere costantemente le loro sensazioni.

Nonostante queste mancanze, Voglio mangiare il tuo pancreas riesce comunque a emozionare grazie a una formula narrativa quasi matematica, pensata appositamente per strappare lacrime agli spettatori; in questo è particolarmente efficace lo spiazzante finale, in grado di sorprendere nonostante la morte della protagonista fosse annunciata sin dal prologo.

 

Voglio Mangiare il tuo Pancreas