Sensation Comics #41, copertina di Harry G. Peter

Wonder Woman è la super eroina per eccellenza, tanto da essere parte della Trinità della DC Comics insieme a Superman e Batman. Diana rappresenta anche una forte figura femminile – libera, sicura di sé, altruista – in cui le donne possono identificarsi.

Con questi presupposti appare dunque paradossale affermare che le sue storie in questi decenni siano state sceneggiate quasi unicamente da uomini. A partire dal suo ideatore, William Moulton Marston. Tanto che per vedere inserito nei credits in via ufficiale il nome di una donna bisogna attendere Dann Thomas e il 1983. Eppure, non è stata lei la prima donna a sceneggiare le storie di Wonder Woman. Di chi stiamo parlando? La risposta a questo interrogativo si annida in una delle pagine più oscure – e oscurantiste – della Golden Age.

Quando William Marston, insieme al disegnatore Harry G. Peter, crea Wonder Woman nel 1941 sulle pagine di All-Star Comics #8, il successo è immediato, tanto che l’anno successivo l’eroina diventa la protagonista principale della testata antologica Sensation Comics. In quello stesso anno inoltre le viene dedicata una serie regolare, e qualche mese dopo anche una striscia giornaliera sui quotidiani nazionali statunitensi.

Marston si ritrova dunque a dover affrontare delle scadenze pressanti, le quali vanno incastrate nelle sue attività di professore e psicologo e nella sua peculiare vita familiare. Ed è a questo punto che entra in gioco Joye Hummel.

 

GLI ARTIGIANI DEL FUMETTO

 

Joye Hummel nasce a New York nel 1924. Nel 1943, all’età di diciannove anni, inizia a studiare psicologia presso la Katherine Gibbs School di Manhattan, dove incontra William Moulton Marston frequentando le lezioni da lui tenute. Una volta che la giovane studentessa ottiene il diploma, il professore la assume come sua assistente e le chiede di aiutarlo nella stesura delle sceneggiature per la serie regolare e le strisce quotidiane di Wonder Woman.

Joye è la studentessa di Marston che ha ottenuto i voti più alti e può quindi facilmente intuire la filosofia alla base delle storie di Wonder Woman; inoltre, per indirizzarla, l’insegnante le fa leggere alcuni suoi saggi.

Wonder Woman #12, copertina di Harry G. Peter

Vi è tuttavia una condizione imprescindibile: Joye Hummel deve essere una ghost-writer: l’accordo con la DC Comics prevede come unico sceneggiatore Charles Moulton (pseudonimo di Marston stesso), e il suo nome non può comparire sulle pagine di un fumetto rivolto a un pubblico che, a quanto sembra, non è ancora pronto ad accettare il fatto che una donna possa sceneggiare storie di super eroi. La giovane studentessa accetta.

Joye Hummel inizia a mettere su carta le sceneggiature di Marston a partire dalla metà del 1944, anche se, per via delle lunghe tempistiche dell’epoca, la prima storia a cui lei collabora viene pubblicata solo nel marzo 1945, su Wonder Woman #12.

In un primo momento, l’apporto di Joye si limita sostanzialmente a trascrivere quanto dettatole da Marston, limando laddove necessario alcuni “eccessi” che potrebbero risultare non graditi soprattutto ai lettori dei quotidiani; spetta sempre a lei poi portare la sceneggiatura all’attenzione di Sheldon Mayer, editor DC, per i successivi passaggi, tra cui la consegna al disegnatore Harry G. Peter.

Nell’agosto 1944, tuttavia, accade un evento drammatico e impensabile: a William Marston viene diagnosticata una forma di poliomielite; la sua condizione presto si aggrava, costringendolo a rimanere confinato a letto per intere giornate. Joye Hummel intensifica allora la sua attività di sceneggiatrice, anche se a Marston spetta ancora il controllo creativo, la revisione finale ed eventuali correzioni.

All’inizio del 1947, tuttavia, ormai la salute dell’uomo è notevolmente peggiorata e la Hummel sceneggia in sostanza da sola tutte le storie di Wonder Woman. L’ultimo albo da lei completato è il numero #28, in quanto un altro cambiamento è in arrivo.

Il 2 maggio 1947 William Moulton Marston muore a causa di un cancro alla pelle, e la DC Comics decide di affidare le sceneggiature della serie di Wonder Woman, a partire dal numero #29, a Robert Kanigher. A poco valgono le proteste della famiglia Marston: da quel momento, il nuovo scrittore firmerà un lungo ciclo di storie che durerà più di vent anni, ma allontanerà il personaggio di Wonder Woman dalle sue origini.

E Joye Hummel? Con l’eccezione della famiglia Marston, pochi sanno la verità, con ogni probabilità all’interno della DC Comics solo Sheldon Mayer conosce tutti i retroscena. E in ogni caso, anche se qualcuno sapesse, per sua sfortuna si troverebbe in un ambiente e una società in cui le donne sono ancora messe in secondo piano.

Wonder Woman #28, copertina di Harry G. PeterLa donna si ritira dunque dalle scene, in silenzio così come vi era entrata, anche perché nell’agosto 1947 sposa un uomo di nome David Wood Murchison; divorzierà da lui alcuni anni dopo, risposandosi con Jack Kelly e andando a vivere in Florida.

Per decenni il suo nome rimane ignoto, l’intero staff editoriale della DC Comics è addirittura convinto che Robert Kanigher sia stato la prima persona a sceneggiare storie di Wonder Woman dopo William Moulton Marston.

Verso la metà degli anni ’70 Jerry Bails, appassionato e studioso del mondo del Fumetto, riesce a entrare in contatto con Joye Hummel, la quale condivide con lui le sue esperienze e alcuni carteggi avuti con Marston. A seguito di questa rivelazione, la DC Comics indaga nei suoi archivi e la verità viene infine a galla.

Nel 2014, Joye Hummel dona allo Smithsonian Institute i suoi appunti e il suo archivio personale su Wonder Woman, dove tutt’oggi possono essere consultati.

Nel 2018 viene insignita al San Diego Comic-Con del Bill Finger Award, ottenendo così un riconoscimento ufficiale, per quanto tardivo, del suo fondamentale contributo.

Sì, perché Joey Hummel è stata non solo la prima donna a sceneggiare storie di Wonder Woman. È stata anche la prima donna a scrivere storie di super eroi. Se Wonder Woman è ancora oggi un’icona del mondo del Fumetto e del Cinema, parte del merito va anche a lei. E noi tutti le dobbiamo un eterno ringraziamento.