My Hero Academia

Dopo aver introdotto i protagonisti di My Hero Academia attraverso due archi narrativi non esenti da difetti, Kohei Horikoshi inizia a fare sul serio sfruttando al meglio l’universo narrativo creato per il suo manga supereroistico.

Gli studenti della classe 1-A della Yuei hanno in programma una tranquilla lezione tenuta da Numero 13, la quale dovrebbe insegnargli a proteggere i civili nelle situazioni di pericolo. Il professore, però, non riesce nemmeno a cominciare il suo addestramento a causa dell’irruzione di un gruppo di Villain che è riuscito a introdursi nella scuola, approfittando della confusione causata da un gruppo di giornalisti che vogliono indagare sul nuovo ruolo di insegnante di Allmight.

Il più potente degli Hero è l’obiettivo dell’agguato, ma in sua assenza gli aggressori prendono di mira Numero 13 ed Eraser Head, gli unici docenti sul posto impegnati a proteggere i loro allievi. In realtà, i ragazzi dimostrano di sapersi difendere, seppur in modo goffo; vederli agire come se fossero combattenti dotati di grande esperienza sarebbe stato poco appropriato, ma pur essendo alle prime armi riescono a sfruttare il loro talento quel tanto che basta per contrattaccare fino all’arrivo della cavalleria.

Lo scontro inatteso ci permette finalmente di vedere una delle fasi più soddisfacenti di un fumetto supereroistico dal cast tanto nutrito, ovvero la scoperta dei poteri dei vari personaggi e le prime interazioni tra loro, così che si vadano a delineare le dinamiche interne che poi verranno sviluppate nel prosieguo della serie. È un aspetto che era stato accantonato durante le prime lezioni della Yuei, laddove avrebbe prevedibilmente trasmesso informazioni al lettore durante un’iniziale fase di assestamento; l’autore decide invece di introdurlo in grande stile tramite un attacco in piena regola, dove la sensazione di pericolo è palpabile.

My Hero Academia

Dopo una decina di capitoli, ci sentiamo di conoscere già il carattere e i Quirk di metà della classe, dalla risoluta Momo Yaoyorozu, con il potere della creazione, al simpatico e allupato Minoru Mineta, in grado di produrre sfere appiccicose all’apparenza inutili. Sono però i Villain a sorprendere maggiormente, grazie a un character design in grado di incutere timore, decisamente distante dall’aspetto cartoonesco degli Hero; allo stesso modo, anche i loro poteri si presentano subito come un’effettiva minaccia e non solo un mero espediente per dare vita a scenografiche sequenze d’azione.

Lasciare Allmight fuori dai giochi è senza dubbio un modo per concentrarsi sui ragazzi e sugli altri professori, ma la sua figura ora è meno vicina all’onnipotenza iniziale. Se finora non erano chiare le condizioni del passaggio di consegne dell’One For All, ora sappiamo per certo che l’aver designato un successore ha diminuito il suo potere, rendendogli sempre più difficile mantenere l’immagine da invincibile difensore della pace.

Questo improvviso sconvolgimento dello status quo di My Hero Academia, che sembrava essersi assestato su una successione di lezioni, rappresenta una miccia in grado di elevare rapidamente il tono della narrazione: l’introduzione dell’Unione dei Villain, infatti, è solamente il primo seme che anticipa i pericoli che dovranno affrontare in futuro i protagonisti.

 

CHRONO MY HERO ACADEMIA