Marzo 1963: negli Stati Uniti, la popolazione è ancora reduce da una ferita fresca dovuta al fallimento della missione presso la Baia dei Porci, volta a rovesciare il regime di Fidel Castro. In piena Guerra Fredda, la tensione tra le due super potenze, USA e Unione Sovietica, è molto alta e si elevano le prime voci di protesta giovanile.

In questo clima particolare, Stan Lee si balocca con l’idea di creare un nuovo eroe che possa essere la metafora di questo periodo… ma da quella che appare la parte contestata. Quindi un ricco industriale, addirittura un produttore d’armi, che abbia tuttavia in sé anche quelle debolezze e caratteristiche tipiche degli eroi Marvel Comics.

 

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Tales of Suspense #39, copertina di Don HeckIl modello di riferimento per Lee è Howard Hughes, una figura ancora molto chiacchierata all’epoca, sulle cui eccentricità e caratteristiche basa in parte il personaggio di Tony Stark. Ancora una volta, tuttavia, gli impegni come editor gli impediscono di occuparsi a tempo pieno della storia, la quale viene rifinita da suo fratello Larry Lieber.

Jack Kirby idea la prima versione dell’armatura, quella grigio/dorata, mentre – qualche mese dopo – Steve Ditko si occupa di visualizzare quella più celebre, rossa e gialla. Don Heck invece, disegnatore del primo albo, idea il look dei vari personaggi, inclusi Pepper Potts e Happy Hogan, oltre che di Tony stesso.

Iron Man esordisce sul numero #39 di Tales of Suspense, divenendo un protagonista fisso di questa testata nei numeri successivi.

Maggio 1963: tutte le serie Marvel stanno avendo successo, a parte Incredible Hulk, che ha chiuso dopo solo sei numeri, e deve dunque essere sostituita per poter continuare a mantenere l’accordo con il distributore.

Lee propone una scommessa a Martin Goodman: essendo convinto che il successo delle testate dipenda in buona parte dall’alchimia tra lui e Jack Kirby, loro due ideeranno una nuova serie, non di stampo supereroistico e con il peggior titolo che si riesca a trovare, ma condotto con il consueto stile Marvel.

Sgt. Fury and his Howling Commandos #1, copertina di Jack KirbyLee ha letto di alcune imprese di guerra compiute dalla 101a divisione aerea dell’esercito statunitense, i cui piloti sono stati soprannominati “Screaming Eagles”; crea allora una controparte Marvel, gli Howling Commandos, e il loro comandante Nick Fury, basato in parte su un personaggio scartato da Kirby per una strip sindacata sui quotidiani.

Sgt. Fury and his Howling Commandos è un titolo poco noto in Italia, non essendo stato importato se non su base occasionale, ma con esso The Man vince la sua scommessa contro Goodman in quanto la serie si rivela un successo.

Luglio 1963: un intraprendente Steve Ditko porta all’attenzione di Stan Lee una sua personale creazione, un mago di nome Mr. Strange, di cui ha anche realizzato una prima storia di cinque pagine comprensiva di alcune didascalie.

Il Sorridente effettua una breve revisione della storia, aggiungendo i dialoghi mancanti e facendo rinominare il personaggio Dr. Strange, per evitare una possibile confusione con Mr. Fantastic. Per il particolare linguaggio e gli incantesimi del mago, Lee si ispira a un programma radiofonico che ascoltava da piccolo negli anni ’30, Chandu the Magician, mettendogli in bocca parole altisonanti di cui è il primo a non immaginare il vero significato.

Strange Tales #110, copertina di Steve Ditko

Dr. Strange esordisce sul numero #110 di Strange Tales, divenendone un personaggio fisso a partire dal numero #114. Da questo momento, Ditko intensifica il Metodo Marvel sulle serie che gli competono, lasciando a Lee poco spazio, a parte i dialoghi e qualche rifinitura.

Settembre 1963: in cerca di nuove idee e nuovi personaggi, Stan Lee mette insieme un gruppo di cinque adolescenti dotati di vari super poteri, ma si trova in difficoltà a dover spiegare come ognuno di loro abbia ottenuto queste capacità; dopotutto gli espedienti della radioattività o di una esplosione sono già stati utilizzati più di una volta.

Lee decide allora che questi personaggi sono nati con questi poteri, anche per semplificarsi il lavoro, e li chiama Mutants. Martin Goodman, però, gli boccia il nome perché a suo dire nessuno dei lettori ne capirebbe il significato. Lee li definisce allora X-Men, per sottolineare il fatto che abbiano un potere eXtra.

Una volta ricevuto l’assenso definitivo, Lee concepisce insieme a Jack Kirby la prima storia con il Metodo Marvel. Nasce così X-Men.

Settembre 1963: la Marvel ha un accordo preciso con il proprio distributore, che prevede di pubblicare due serie nel mese di settembre. La prima è X-Men, la seconda è… Daredevil? Sì, questo personaggio doveva debuttare qualche mese prima della sua effettiva uscita.

X-Men #1, copertina di Jack Kirby

Solo che l’artista prescelto per la testata, Bill Everett, diviso tra i suoi doveri di Art Director presso la Eton Paper Corporation in Massachusetts e alcuni problemi di alcolismo, tarda a rispettare la scadenza imposta.

Il contratto con il distributore, tuttavia, stabilisce che qualora il fumetto non venga stampato, la Marvel Comics debba comunque pagare le spese di stampa.

Dovendo concepire una storia in tutta fretta, Stan Lee chiama a sé Jack Kirby. Si decide subito di non creare nuovi personaggi, ma di utilizzarne alcuni già esistenti per un nuovo super gruppo seguendo l’esempio della Justice League of America. Vengono scelti Hulk, Thor, Iron Man, Ant-Man e Wasp, con Loki come loro avversario, sempre per non doversi sbizzarrire a creare un nuovo nemico.

Kirby realizza la storia sacrificando molto rispetto ai suoi consueti standard, Lee si limita al minimo sindacale per quanto riguarda i dialoghi e Dick Ayers, il primo inchiostratore disponibile, rifinisce il tutto a tempo di record.

Per quanto questo appaia incredibile, questa è la storia di come il primo albo di Avengers abbia visto la luce. Da una possibile mancata scadenza a un franchise multimilionario.

Avengers #1, copertina di Jack Kirby

Aprile 1964: super eroi con il nome di Daredevil – il più celebre dei quali rimane quello pubblicato dalla Lev Gleason Publications negli anni ’40 – esistevano già durante la Golden Age, ma quando Martin Goodman scopre che questo nome è libero poiché nessuno ne ha rinnovato il copyright per oltre dieci anni, coglie al volo l’occasione e chiede a Stan Lee di ideare un paladino con questo nome.

Lee propone a Steve Ditko di occuparsene insieme a lui ma, visti gli ormai numerosi impegni anche come soggettista, il disegnatore è costretto a declinare l’offerta. Lee allora si rivolge a Bill Everett, un celebre disegnatore molto attivo durante la Golden Age e ideatore del personaggio di Namor. Jack Kirby crea il bastone dell’eroe e una prima versione abbozzata del costume, la quale viene rifinita da Everett.

Come detto, la serie deve debuttare a settembre 1963, ma, per via di alcune problematiche, slitta in avanti di alcuni mesi e il primo numero viene completato anche grazie a un piccolo aiuto di Steve Ditko e Sol Brodsky.

Everett decide subito di abbandonare le redini della testata e in sua sostituzione arriva Joe Orlando, il quale, però, dopo pochi numeri si ritira per via di alcuni contrasti creativi con Lee. Sarà dunque Wally Wood a ideare il più celebre costume di Daredevil, quello rosso, che esordisce nel settimo numero.

In poco meno di tre anni, Stan Lee, Jack Kirby, Steve Ditko e un manipolo di altri disegnatori e soggettisti hanno ideato non solo nuovi super eroi e una miriade di nuovi supercriminali, bensì un intero universo narrativo del tutto differente dagli altri. Un universo condiviso, dove non è raro veder interagire personaggi che appartengono a diverse testate e dove i protagonisti si evolvono con il passare del tempo. Per l’epoca è qualcosa di rivoluzionario.

Ma, si sa, anche i piani migliori presentano delle falle.

 

Daredevil #1, copertina di Bill Everett