Con il passare del tempo, l’intreccio editoriale alla base di Caput Mundi – I mostri di Roma si sta trasformando in qualcosa di più vicino al linguaggio della serialità televisiva, piuttosto che a quello del Fumetto vero e proprio. Il paradigma messo in gioco da Michele Monteleone e Dario Sicchio ha un taglio snello, di facile lettura e molto scorrevole, con una trama satura di eccessi e spacconate che strizzano l’occhio alla cultura cinematografica action anni Ottanta e, più in generale, a tutte le maschere che hanno reso famoso quel Cinema di genere.

La narrazione procede spedita, e all’interno di ogni singolo albo della seconda stagione, Nero, vengono condensati diversi eventi che nella tornata editoriale precedente venivano affrontati con un maggior respiro; una scelta che può piacere o meno, ma di fatto conferisce un ritmo più serrato che fa passare in secondo piano alcuni passaggi meno chiari a causa della compressione della vicenda.

Come una bestia feroce, numero in edicola questo mese, ha un titolo che esprime perfettamente i contenuti eccessivi presenti sulle tavole disegnate da Andy Pompeo: sesso, violenza (fisica e psicologica) e perversioni varie restituiscono ancora una volta un ritratto estremizzato di una società malata, quasi caricaturale e grottesco.

Alcuni dialoghi, per esempio, sono – forse volutamente – parecchio stereotipati, ma calati nell’insieme hanno un loro senso logico. Allo stesso tempo, nella seconda parte della storia è presente un’intera sequenza dalla forte impronta metaforica che rende ancora più pregnante il senso delle scelte di Nero e di tutti gli altri personaggi. Sotto questo punto di vista, la breve incursione di Pierluigi Minotti aggiunge un tocco onirico all’intera vicenda rendendola ancor più surreale, pur tenendola fortemente ancorata alla quotidianità.

In un mondo in cui a ogni azione corrisponde una reazione sproporzionata e contraria, la legge del più forte e il ritmo dei botta e risposta sono i veri punti di forza. Non c’è un attimo di pace e, a prescindere dal fatto che si possa empatizzare o meno con eroi e villain, vi sarà difficile posare l’albo sul comodino prima dell’ultima pagina.