Giunta al quinto volume, la serie Valiant dedicata alla super eroina oversize Faith continua a mantenere vivo l’interesse del lettore con il suo indovinato mix di azione, citazioni pop e divertimento sfrenato: un vero e proprio marchio di fabbrica per un’opera che, una volta scemata l’iniziale curiosità per l’unicità della protagonista, non tradisce le ottime premesse.

Questa volta, Faith si trova ad affiancare la Viandante Temporale, alias Neela Sethi, rinomata scienziata che abbiamo conosciuto sulle pagine della – non riuscitissima – serie Ivar, Timewalker, scritta da Fred Van Lente. Viaggiando tra i flussi dello spazio-tempo, le due super eroine, coadiuvate da Ank (donna dalle fattezze di un dinosauro), devono affrontare un misterioso robot intenzionato a cancellare definitivamente l’universo; obiettivo poco originale, che però obbliga Neela e Faith a unire le forze con il maggior numero possibile di eroi Valiant.

Grazie all’ispirata regia di Jody Houser, Faith e la Future Force si dimostra un arco narrativo solido ed estremamente piacevole. Come già nei precedenti appuntamenti, ogni volume prende di mira un particolare aspetto del variegato mondo dei comics: dalle convention, ai team-up, la giovane scrittrice americana si è divertita a giocare con gli stereotipi e il citazionismo per regalarci la sua sentita e spesso irriverente (ri)lettura. Senza troppi rimandi o giri di parole, questa volta tocca a un caposaldo della fantascienza come Doctor Who finire tra le mani della Houser.

Sfruttando battute e situazioni topiche del serial britannico, la narrazione scorre spassosa, sorretta da un ritmo serrato, con siparietti esilaranti che si alternano a situazioni drammatiche che, dato il taglio della serie, risultano decisamente incisivi. La semplicità e l’immediatezza con le quali viene costruito lo storyarc rappresentano quel valore aggiunto che, unitamente alla presenza di tutti i protagonisti di questo appassionante universo narrativo, permettono a Faith di imporsi ancora una volta tra le decine di proposte statunitensi in tutta la sua bellezza.

Non dimentichiamo, inoltre, come tutti questi funzionali elementi poggino sull’ottima caratterizzazione del personaggio: dopo aver letto per anni albi a fumetti, Zephyr ha la sua occasione di riscattare una sfortunata esistenza. Per uno strano scherzo del destino, da grande appassionata la ragazza diventa protagonista di incredibili avventure; oltre ai suoi poteri da psiota, può contare su un disarmante sorriso e una bontà d’animo incredibile che la rendono un unicum nel panorama del Fumetto statunitense.

La componente artistica deve necessariamente esaltare le peculiarità di un lavoro di costruzione narrativa così ben dosato, puntando su uno stile fresco, dinamico e cartoony. Si susseguono dunque una serie di artisti – Stephen Segovia, Barry Kitson, Diego Bernard, Juan Castro, Cary Nord e Brian Thies – che, sebbene perfettamente riconoscibili, riescono a creare un amalgama omogeneo e riuscito. Risulta evidente la volontà di creare una coesione tra testo e immagini che soddisfi un gusto tutto contemporaneo per i comics, intenzione che non viene frustrata e, anzi, produce pagine accattivanti.

“L’arte per il gusto dell’Arte”: potremmo adattare questo principio dell’estetismo a Faith, rilanciando con “il fumetto per il gusto del Fumetto”. Abbandonate ogni occupazione o brutto pensiero e concedetevi una pausa con Faith: non ne resterete delusi.