Il grande successo di Fantastic Four dà vita a un nuovo modo di concepire il Fumetto supereroistico, a partire da un punto di vista contenutistico: non più paladini visti come dei in Terra, intoccabili, ma persone che, aldilà dei loro grandi poteri, affrontano i problemi comuni di tutti i giorni, addirittura litigano tra loro e si pongono dei dubbi sul loro agire.

La cosiddetta filosofia, definita da Stan Lee, dei super eroi con super problemi.

 

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Cambia inoltre anche il modo in cui il Fumetto supereroistico si approccia ai lettori. Stan Lee non ha infatti dimenticato gli insegnamenti che ha ricevuto sin da quando era un bambino: che ogni tema se trattato con brio e simpatia può arrivare a più persone.

Così, quando sul numero #3 di Fantastic Four esordisce la rubrica della posta, questa ha un tono molto meno formale rispetto alla concorrenza di allora. Laddove ogni lettera prima iniziava con “Spettabile Redazione” e aveva un tono di chi si rivolge a una entità anonima, quelle dei lettori della Marvel Comics esordiscono con “Cari Stan e Jack” e le risposte di Lee risultano sempre sopra le righe, ma al contempo rispettose del proprio interlocutore.

Tales to Astonish #27, copertina di Jack Kirby

Lee vede la redazione, il cosiddetto Bullpen, e i lettori come parte di un’unica grande famiglia, amici che discutono insieme della loro più grande passione. E seguendo questa visione adotta uno stile colloquiale e immediato che risulta essere una carta vincente, capace di catalizzare l’attenzione dei lettori al pari delle storie.

Stan Lee, inoltre, pur mettendo sempre la propria persona al centro del palcoscenico da perfetto imbonitore, inizia a far inserire nelle prime pagine degli albi i credits delle storie, indicando non solo sceneggiatore e disegnatore, ma anche figure fino a quel momento eteree quali il letterista e il colorista.

Continuando a mantenere quel rapporto gioviale, Lee assegna a ognuno dei suoi collaboratori un soprannome, come si farebbe tra amici. Ecco dunque Jack Kirby divenire “The King”, mentre Lee stesso si ribattezza “The Man”.

Gennaio 1962: Sul ventisettesimo numero di Tales to Astonish viene pubblicata una storia di sette pagine, scritta da Lee e disegnata da Kirby, intitolata The Man in the Ant Hill, la quale vede protagonista uno scienziato di nome Hank Pym che, grazie a un siero da lui ideato, riesce a rimpicciolirsi sino alle dimensioni di una formica.

La storia, figlia ancora di quelle atmosfere fantascientifiche dell’era Atlas, ottiene un buon riscontro e così otto numeri dopo, sul numero #35 di Tales to Astonish datato settembre 1962, Pym diviene il supereroe Ant-Man, per adeguarsi alla nuova ondata del Fumetto Marvel.

Maggio 1962: Grazie alle numerose lettere ricevute, Stan Lee nota che il personaggio più amato dei Fantastici Quattro è Ben Grimm, alias la Cosa, per via della sua condizione di “mostro” che lo rende un reietto agli occhi della società e in cui molti sono in grado di identificarsi.

Incredible Hulk #1, copertina di Jack Kirby

Stan ha scritto negli anni passati molte storie incentrate su mostri, tutti malvagi e desiderosi di soggiogare l’umanità: perché stavolta non scrivere di un mostro incompreso, ma dall’animo buono? Come Quasimodo o la creatura di Frankenstein, con un mix di Dr. Jekyll e Mr. Hyde per via dell’alternanza tra uomo e mostro. Nasce così Hulk, titolare della seconda serie regolare Marvel, che dura comunque solo sei numeri.

Per il design della creatura, Jack Kirby è di nuovo il disegnatore prescelto. La sua ispirazione, per quanto possa sembrare strano, trae origine da una scena a cui aveva assistito in cui una mamma, per liberare il proprio figlio rimasto intrappolato sotto una macchina, aveva sollevato il lato posteriore del mezzo con uno sforzo erculeo che molti non avrebbero ritenuto possibile. Lo sguardo di disperazione e rabbia della madre, capace di distruggere tutto ciò che aveva intorno, rimane impresso nella sua mente e funge da base.

Nel primo numero, il colore della pelle di Hulk è grigio, ma il colorista Stan Goldberg fa subito presente a Lee quanti problemi crei, per via di alcuni fuori registro. A volte, inoltre, il colore grigio sfocia addirittura nel verde. Lee allora, senza alcuna spiegazione, nel secondo numero passa alla colorazione verde per la pelle di Hulk, che rimarrà quella più nota.

Agosto 1962: Tra le innumerevoli letture giovanili di Stan Lee, vi sono anche i miti delle leggende nordiche, che lo avevano grandemente affascinato.

Secondo Lee, i lettori americani dell’epoca ben conoscono le mitologie sugli antichi dei greci e romani, non altrettanto quelle sugli dei nordici, che possono dunque fornire terreno fertile per storie di super eroi.

Journey Into Mystery #83, copertina di Jack Kirby

Stende dunque il soggetto incentrato su uno di questi dei, Thor (un soggetto debitore di quelle storie di fantascienza che ancora dominano le riviste Marvel). Stavolta, però, per via dei suoi sempre crescenti impegni come editor, Lee chiama in suo soccorso il fratello Larry Lieber, che trasforma quel soggetto in una sceneggiatura completa, con Lee che effettua un’ultima revisione dei dialoghi. La celebre frase “Chiunque impugni questo martello…” rimane comunque farina del sacco di Larry Lieber.

Anche stavolta la parte grafica viene affidata a Jack Kirby. Per il design del personaggio, l’artista si ispira a una precedente versione di Thor che ha realizzato per la DC Comics, apparsa nel 1957 nel sedicesimo numero della testata Tales of the Unexpected.

La prima storia del Dio del Tuono compare sul numero #83 della serie Journey Into Mystery, divenendo subito una feature continuativa.

In neanche un anno di attività, Stan Lee e Jack Kirby hanno creato un parco personaggi che resterà nella storia del Fumetto. Ma quello che rimane forse il personaggio più celebre della Marvel Comics deve ancora fare la sua prima apparizione.

E ha tutto inizio una sera, quando Stan Lee vede un ragno che si sta arrampicando su un muro…