In una società come la nostra, in cui l’imperativo esistenziale sembra essere diventato apparire, l’estate è senza dubbio la stagione ideale per mettere in mostra se stessi. La razza umana dà il peggio di sé sotto l’ombrellone, sfoggiando un catalogo di brutture, tali da rendere una normale giornata di mare un’esperienza assolutamente agghiacciante.

Sulle splendide spiagge della Puglia troviamo, tra le tante, la comitiva di Ferdinando, Manuel, Dorian, Donatella e Samantha alle prese con estenuanti partite di beach volley, aperitivi e ciance. L’attenzione del gruppo è stata catturata da Claudio, il nuovo ragazzo di Mirtilla. Purtroppo per i ragazzi, il nuovo arrivato ha tutt’altra estrazione sociale: le sue serate si dividono tra giochi pericolosi e droghe leggere in compagnia degli amici punk. Due mondi diametralmente opposti si incontrano dando vita a Estate, graphic novel di Alessandro Tota pubblicata sotto le insegne di Oblomov Edizioni.

Riprendendo i personaggi che abbiamo avuto il piacere di incontrare in Charles, il fumettista barese propone una storia dallo sviluppo lineare che colpisce per la repentinità con la quale si evolve, alterando radicalmente il tono della narrazione. Nelle prime battute, l’impressione è quella di trovarsi di fronte a uno stanco racconto generazionale, in cui la gioventù alto borghese si relazione con quella proletaria in uno scontro che ben presto diventa fisico più che concettuale. La storia prende poi una piega del tutto inattesa: uscendo da un immaginario fin troppo abusato, Tota esaspera le peculiarità dei vari personaggi portando in scena quello che potremmo definire un vero e proprio teatro di fenomeni da baraccone.

La seconda parte di Estate ha tutta un’altra pelle e potrebbe benissimo essere stata scritta da Andrea Pazienza: magari manca il magnetismo di uno Zanardi o di un Colasanti, ma i protagonisti della graphic novel lasciano emergere la medesima cinica cattiveria. L’improvviso nichilismo e l’incredibile evolversi degli eventi stordisce il lettore, che tutt’a un tratto si ritrova di fronte a un libro differente, che alterna sequenze visionarie ad altre crude in una metamorfosi perfettamente strutturata e di grande impatto.

Rispetto alle opere precedenti di Tota, Estate aggiunge una riflessione sociale, seppur non così incisiva e originale, e una capacità di cambiare registro che dà luogo a risultati affascinanti. Lo snodo narrativo ha l’indubbio merito di risollevare una prima parte che pecca di una certa superficialità nel tratteggiare figure eccessivamente stereotipate; puntando invece su soluzioni assurde, tra cui il combattuto Dario, l’uomo cavallo dalle misteriose origini, la godereccia zia di Mirtilla e l’improbabile sciamano incontrato a un rave party, la narrazione diventa più accattivante.

Lo stile asciutto di Tota accompagna le diverse fasi del racconto riuscendo a evidenziare gli aspetti più caricaturali dei personaggi e delle situazioni di cui sono protagonisti. L’autore è estremamente descrittivo nelle sue tavole, riuscendo a condensare con il suo tratto svariati particolari e lanciandosi nella realizzazione di intere sequenze mute di grande effetto. Inoltre, la scelta di utilizzare una colorazione bicromatica risulta ideale, considerata la grande espressività conferita ad ogni tavola.