Dampyr 222: Il suicidio di Aleister Crowley, anteprima 01

Con Dampyr 222, uscito lo scorso 4 settembre, torna ai testi Mauro Boselli. La prima penna del Figlio del Diavolo confeziona un fumetto che riassume in un episodio autoconclusivo l’essenza della serie da lui creata insieme a Maurizio Colombo. L’albo in questione coniuga infatti Storia e Letteratura rielaborando la realtà con la fiction in un mix che rappresenta il marchio di fabbrica di Dampyr.

È sufficiente elencare i nomi che sono in maniera diversa coinvolti nella vicenda: Fernando Pessoa, Aleister Crowley e H.P. Lovecraft. Se gli ultimi due sono pressoché di casa nella saga horror – fantasy di Sergio Bonelli Editore, il primo è certamente una new entry.

Grazie a questa nuova avventura di Harlan Draka e compagni, scopriamo che l’insigne poeta portoghese e il famoso occultista inglese si sono conosciuti in vita, uniti dal comune interesse per la magia e il sovrannaturale. Il suicidio di Aleister Crowley fornisce proprio una risposta, quella in lingua dampyriana, a un enigma tuttora irrisolto, ovvero l’affaire di Boca do Inferno, quando l’esoterista britannico inscenò la propria morte con l’aiuto dello stesso Pessoa.

Inoltre, riappare in azione una figura chiave della continuity come la bella veggente Ann Jurging, che dovrà praticare un rito alquanto spregiudicato, di carattere sessuale, per scongiurare l’ennesima minaccia dei Grandi Antichi, gli esseri semidivini nati dal genio di Lovecraft.

Dampyr 222: Il suicidio di Aleister Crowley, anteprima 02

Dal soggetto di Boselli – non avevamo dubbi – emerge una conoscenza ampia ed erudita di ogni argomento anche solo sfiorato, a testimonianza della nota, smisurata cultura dello scrittore milanese. Vi è per esempio il richiamo al catastrofico terremoto avvenuto nel 1755 a Lisbona, il quale colpì a tal punto il filosofo Voltaire da contribuire alla stesura del suo capolavoro Candido, o l’ottimismo. Non si possono dimenticare le citazione ai vari eteronomi che hanno contrassegnato da sempre la personalità enigmatica di Pessoa.

La trama sorretta da una sceneggiatura densa e incalzante, giocata su più piani temporali e dimensionali, fino all’elettrizzante epilogo finale, tiene il lettore con il naso incollato a ogni pagina del volume. Il suo irresistibile fascino è anche merito di un veterano del calibro di Michele Cropera.

Il segno dell’artista di Fidenza, immediatamente riconoscibile per il tratteggio e la personale spigolosità dello stile, sembra rievocare nella profondità delle sue tavole e della recitazione dei personaggi l’abisso sfuggente e informe a cui deve in qualche modo dare una rappresentazione; vi riesce in maniera strabiliante, con immagini potenti, fascinose e insieme repellenti, sublimate nella monumentale raffigurazione di Cthulhu.