La principessa della brezza - la città nascosta nel cielo

Il venticinquesimo special televisivo di Lupin III è stato realizzato nel 2013 da uno staff inedito, per la regia di Takaomi Kanasaki (School Rumble, Magician’s Academy). Purtroppo, si tratta di uno dei film recenti più deludenti della serie, nel quale si fatica addirittura a trovare fattori positivi.

La banda di ladri è sulle tracce del patrimonio nazionale di Shahalta, raccogliendo alcuni cimeli della famiglia regnante che li condurrebbe al tesoro nascosto della nazione indipendente nascosta tra le Alpi. Dopo essere scampato all’attacco di alcuni pirati dell’aria, Lupin incontra la ribelle Yutika, determinata a ribaltare l’oligarchia che domina il Paese: si tratta dell’ennesima spalla femminile, in stile damigella in pericolo, con una caratterizzazione banale e priva di qualsivoglia elemento d’interesse.

Ciò che rovina irrimediabilmente La principessa della brezza – La città nascosta nel cielo è però un neonato di cui Lupin, Jigen e Goemon devono prendersi cura nel corso dell’avventura, dando vita a una serie di situazioni “comiche” che fanno pensare a una pallida copia di Tre scapoli e un bebè. Il problema principale è che il bimbo ha un aspetto grottesco, il punto più basso del character design di Takahiro Kagami (Yu-Gi-Oh! 3D: Bonds Beyond Time, Galaxy Express 999: Eternal Fantasy), e la sua sola presenza è disturbante. I comprimari, invece, sfoggiano degli occhioni scintillanti che si integrano malamente con il look ben noto dei protagonisti.

È inoltre sconfortante vedere i personaggi impegnati a far defecare l’infante per recuperare un oggetto che ha ingerito; in particolare l’assurda inquadratura con cui lo vediamo sfornare palline marroni dalla dimensione totale addirittura maggiore a quella del suo corpo.

Altro difetto che mina la visione del lungometraggio è la computer grafica invasiva, la cui scarsa efficacia è evidente soprattutto negli inseguimenti in macchina: Lupin III ha una lunga tradizione di movimentate scene d’azione in animazione tradizionale, e vedere veicoli digitali procedere sullo schermo in modo poco dinamico rende evidente che non sia stata la scelta più saggia. Ci sono avversari che riescono a destare l’attenzione in scene di pochi minuti, come un anziano cowboy e un temibile killer, ma la loro presenza si dimentica facilmente a causa della bassissima qualità generale del prodotto.

 

CHRONO LUPIN III: