Phoenix Resurrection #1, anteprima 06

Nel variopinto mondo del Fumetto americano la morte non è poi tanto un problema: presto o tardi, anche i super eroi di seconda o terza fascia perdono la vita salvo ritornare dopo periodi d’assenza più o meno lunghi. Se il defunto in questione ha poi ospitato la Fenice – entità cosmica simbolo di nascita, morte e resurrezione – la morte diventa un aspetto del tutto trascurabile. Ci riferiamo a Jean Grey, la rossa telepate scomparsa “definitamente” ai tempi della serie New X-Men, scritta da Grant Morrison, e ora protagonista della miniserie X-Men: La resurrezione di Fenice.

I tre brossurati proposti da Panini Comics a partire dallo scorso luglio raccolgono i cinque episodi originali di Phoenix Resurrection: The Return of Jean Grey, scritti da Matthew Rosenberg (Secret Warriors) e disegnati da un vasto team di artisti composto da Leinil Francis Yu (Secret Invasion), Carlos Pacheco (Avengers Forever), Joe Bennett (Immortal Hulk) e Ramon Rosanas (Ant-Man).

Negli ultimi mesi, diverse sono state le avvisaglie di questo eclatante ritorno: sulle pagine di Jean Grey – serie dedicata alle avventure in solitaria della giovane versione della X-Woman proveniente dal passato – abbiamo avuto modo di leggere quello che può essere considerato un preludio alla miniserie, con tanto di apparizione della Fenice e di morte eccellente nel finale dello storyarc Guerre Psichiche.

L’attenzione dei pupilli di Xavier è ora richiamata da alcuni strani eventi nella cittadina di Annandale. Guidati da Kitty Pride, gli X-Men sono stati divisi in squadre e spediti in località familiari a tutti i fan delle testate mutanti per rintracciare le cause di queste anomalie. Mentre sullo sfondo i vari team sono impegnati in scontri perlopiù surreali con avversari ritenuti morti, la scena viene catturata da una cameriera di nome Jean, al lavoro in un’anonima tavola calda. A mano a mano che si procede con la lettura, il clima conviviale e il candore dell’ingenua ragazza di provincia lasciano emergere i primi segnali di una minaccia ben più grande, la quale risponde al nome di Fenice.

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Tra cammeo di Uomini-X lontani dalle scene da tempo, azione e dramma, La resurrezione di Fenice è un racconto che convince per la bravura con la quale Rosenberg conduce una vicenda dalla gestione non certo agevole. Nella storia editoriale della Marvel, non è la prima volta che il personaggio fa ritorno, e il rischio per lo scrittore di Rocket Raccoon era quello di adottare soluzioni narrative che scadessero nel banale. In fondo, già dal titolo è facilmente intuibile l’epilogo della vicenda, ma mescolando sapientemente le peculiarità delle avventure classiche degli X-Men e aggiungendovi atmosfere smaccatamente lynchiane, Rosenberg ha condotto i suoi personaggi in situazioni bizzarre che hanno trovato la loro risoluzione in un finale intenso, reso perfettamente con una sequenza da brividi.

Alla lunga, dover muovere un gruppo così vasto di figure rappresenta indubbiamente un limite, visto che non sempre si riesce a dare il giusto peso alle interrelazioni tra Jean Grey e gli X-Men a lei più legati; solo nel finale, infatti, troviamo i confronti con Vecchio Logan e con il suo defunto marito Ciclope, dialoghi che chiudono in maniera profonda e appropriata la storia. Nell’epilogo, inoltre, la forte componente emotiva degli ultimi capitoli riesce a mitigare una fase iniziale caotica.

La cadenza settimanale del progetto, negli Stati Uniti, ha richiesto il coinvolgimento di più disegnatori che si sono alternati sui cinque capitoli: i più navigati Yu e Pacheco sono autori di una prova decisamente buona; Rosanas e Bennett mostrano segnali di crescita, a riprova di un percorso di maturazione importante; infine, la presenza di un’unica colorista, Rachelle Rosenberg, rende l’amalgama decisamente più uniforme e accattivante.

In chiusura, segnaliamo la presenza di una storia tratta da X-Men: Gold Annual #1, di Monty Nero (testi) e Djibril Morissette-Phan (disegni): in Perché amo gli X-Men, narrata dal punto di vista della piccola Rosie O’Ready, è protagonista l’amore per il gruppo di mutanti e, in particolare, quello per Tempesta. La leggerezza della prosa e la freschezza del tratto concorrono a produrre una lettura piacevole, ideale per smorzare l’elevato carico di tensione che caratterizza l’epilogo della miniserie.