Il Sigillo di Sangue, la Sirena dell'Eternità

Nel dicembre 2011, a quasi due anni di distanza dal precedente appuntamento, è andato in onda sulla Televisione nipponica Il Sigillo di Sangue, la Sirena dell’Eternità, il ventitreesimo special di Lupin III.

L’attesa più lunga del consueto per il pubblico giapponese viene ripagata da un film che si differenzia grazie a uno stile originale derivato da uno staff alle prese per la prima volta con il Ladro Gentiluomo: la sceneggiatura è di Michihiro Tsuchiya (Cinderella Boy, Fullmetal Alchemist: Brotherhood), il character design di Yoshiharu Sato (Il mio vicino Totoro, Pollyanna) e la regia di Teiichi Takiguchi (Kara no Kyoukai 4: Void Shrine, Ojii-sa no Lamp).

Il prologo catapulta gli spettatori nel bel mezzo dell’azione, con Lupin costretto a rubare un’antica pietra preziosa da un’asta sul mercato nero, così da impedire che Fujiko venga uccisa da una donna misteriosa. Il gioiello è in realtà la riproduzione di una delle due Scaglie della Sirena, oggetti in grado di indicare il luogo dove si trova il segreto dell’immortalità. L’avventura diventa però anche la missione di salvataggio di una bella ragazza con poteri sovrannaturali, con tanto di inseguimento da parte di una banda di cattivi con una caratterizzazione tanto classica quanto efficace.

L’atmosfera dello special ha un sapore ghibliano grazie ad artisti che in passato avevano collaborato con Hayao Miyazaki. In un paio di inseguimenti in bici, in grado addirittura di prendere il volo, è difficile non trovare echi di Kiki – Consegne a Domicilio o Il fiuto di Sherlock Holmes. Contribuisce ad accrescere questa sensazione anche la presenza di Mika, una bambina di dieci anni che si auto-proclama discepola di Lupin e che gli farà da spalla, celando un legame personale con l’obiettivo della sua missione.

Dopo una prima metà votata alle scene d’azione più frenetiche, Il Sigillo di Sangue, la Sirena dell’Eternità diventa più maturo e propone una profonda riflessione sulla figura del protagonista e su cosa davvero lo spinga ad agire, trovandosi anche al cospetto con alcune rivelazioni su suo nonno, Lupin I. Abbiamo, inoltre, sequenze d’azione che si rivolgono a un pubblico adulto: la katana di Goemon, per una volta, fa scorrere sangue in gran quantità, mentre l’avversario finale si trasforma in una creatura mostruosa che potrebbe infestare gli incubi degli spettatori più giovani.

Dopo un decennio in cui le opere animate di Lupin III sembravano essere realizzate quasi per inerzia, negli special realizzati dalla fine degli anni Duemila in poi ritroviamo una spinta a sperimentare e rinnovare il personaggio, pur rimanendo fedeli alla caratterizzazione che lo ha reso così popolare. E probabilmente questo è il vero segreto dell’immortalità.

 

CHRONO LUPIN III: