Dopo il giro di boa avvenuto nel numero precedente, la Saga di Paperon de’ Paperoni prosegue nel nono albo di The Don Rosa Library: Zio Paperone & Paperino, anche se, nell’ottica di seguire l’ordine cronologico con il quale l’autore ha realizzato queste storie, troviamo due “intrusi”: il volumetto contiene infatti due fumetti realizzati nel 1993 e nel 1994 che non appartengono all’epopea sul passato di Paperone. Tale sommario si basa su un criterio logico e filologico – tipico di Don Rosa – ma probabilmente sarebbe stato più gradevole leggere consecutivamente l’intera Saga, magari inframezzata dai capitoli aggiuntivi realizzati qualche anno dopo.

L’argonauta del Fosso dell’Agonia Bianca è il capitolo che racconta la svolta definitiva per Paperon de’ Paperoni, il ritrovamento della pepita d’oro grande quanto un’uovo d’anatra che darà effettivamente inizio alla sua fortuna. Tutti i sacrifici compiuti nel Klondike non saranno però ignorati (come avviene invece con Doretta Doremì, qui messa in secondo piano); assistiamo, infatti, alle ultime vessazioni di Soapy Slick, che si mostra più odioso che mai nel farsi beffe di Paperone mentre lo informa della morte della madre, scatenando una reazione sovrumana in grado di distruggere mezza Dawson.

Il miliardario di Colle Fosco è un episodio altrettanto emozionante, nel quale Paperone torna nelle sue terre in Scozia per riabbracciare il padre e le sorelle; il suo nuovo status economico, però, gli scatena contro tutti gli abitanti delle Highland, che non lo ritengono più degno di definirsi scozzese. Paperone si mette così alla prova in una serie di gare con esiti spassosi, ma non riuscendo a nascondere la sua indole avara. Non manca una breve sequenza in cui il protagonista ottiene la sua caratteristica palandrana rossa, l’ennesimo dettaglio che rende grande questa biografia a fumetti. Don Rosa riesce a essere incredibilmente commovente creando immagini memorabili, come la visita di Paperone alla tomba della madre o la scomparsa dei genitori attraverso le mura del castello.

Pur non essendo all’altezza del capolavoro di Don Rosa, anche le altre due storie di questo brossurato sono ottime. Zio Paperone e i guardiani della biblioteca perduta è un racconto frutto di un accurato processo di documentazione che riesce a raccontare le origini delle Giovani Marmotte sfruttando una curiosa similitudine storica. Il tutto viene narrato in modo divertente e avvincente, ma l’autore non riesce a superare la sua “avversione” per Paperino, rendendolo addirittura ossessionato dal tubo catodico, così da poter dare un giudizio negativo sulla Televisione, da lui vista come il contraltare meno nobile della lettura.

Il buffo papero avrà però il suo momento di gloria in Paperino… da Paperopoli a Lillehammer, che racconta di una buffa gara sportiva contro Gastone al fine di conquistare il diritto di rappresentare la propria città alle Olimpiadi. I simpatici stratagemmi comici che costellano la storia strappano più di una risata, tra la iella di Paperino, i colpi di fortuna del cugino e i salvataggi dei rassegnati nipotini.

Forse, però, è ancor più divertente il modo in cui Don Rosa cerca di giustificarsi nei redazionali riguardo alle contraddizioni della storia, una commissione che va contro la sua “filosofia papera”.