Odio Favolandia vol. 1, di Skottie Young - BAO Publishing

Che cos’è Odio Favolandia? Ora che, grazie alla cortesia dello staff di BAO Publishing, abbiamo letto tre dei quattro volumi che compongono la storia, ne abbiamo un’idea piuttosto precisa. La vicenda di Gertrude, brava bambina accolta dal mondo delle favole per vivere un’avventura da ricordare per sempre, per poi tornare al suo mondo, che poi sarebbe il nostro, è soprattutto il modo in cui Skottie Young si è costruito la possibilità di dare sfogo alla sua creatività. Lo sceneggiatore e disegnatore, diventato famoso anche al di fuori del mondo del Fumetto per le sue variant delle testate e delle storie Marvel, in versione pupazzosa, era tornato a guadagnarsi la fama di narratore e artista appassionante con Rocket Raccoon e le sue avventure spaziali. Non è un caso che, da una fantascienza divertita e parodistica, portata agli eccessi e fuori dagli schemi dell’Universo Marvel, sia passato a un progetto indipendente e alla fiaba (o forse dovremmo dire al fantasy fiabesco) divertita e parodistica, portata agli eccessi e fuori dagli schemi in generale.

Ed ecco la storia di Gertrude che diventa Gert dopo ventisette anni di girovagare nel mondo delle creature adorabili, delle streghe cattive, dei mostri da sconfiggere, degli oggetti magici da trovare. Diventa Gert perché non ne può più di essere ancora una bimba, quando ha la mente di una trentenne e, pertanto, si trasforma nel terrore di Favolandia, in una guerriera terrificante e senza pietà, in un vero e proprio flagello per buoni e cattivi, ossessionata dall’idea di tornarsene al mondo reale e di fare vittime in maniera cruenta lungo il percorso. Una storia del genere, per l’artista che molti identificavano solo come “quello delle copertine Marvel coccolose con gli eroi pupazzetti”, è un’occasione d’oro. Un po’ per ricordare al pubblico di essere uno che conosce il linguaggio della narrazione per immagini come pochi altri, un po’ per dare sfogo a un immaginario completamente diverso da quello per cui il pubblico di massa lo conosce, sorprendendo alcuni, confermandosi presso altri e dando vita a un probabile successo che mescola l’ultraviolenza comica, la libertà stilistica assicurata dalla parodia e il tratto accattivante di Young che tutti conoscono.

Odio Favolandia vol. 2, copertina di Skottie Young

E Skottie è riuscito nell’intento. Il mondo di Odio Favolandia è quello delle fiabe e, come tale, è immediatamente riconoscibile e comprensibile. Gert non entra in un contesto troppo diverso da quello che ci è stato regalato dalle storie della buonanotte dei nostri genitori, dai fratelli Grimm, da Andersen, da Calvino e dalla tradizione. E da tutti i prodotti di narrativa che da lì hanno preso spunto. Lo conosciamo, lo capiamo al volo, lo decodifichiamo senza sforzo. Gert è l’elemento di cambiamento di quel mondo, che diventa qualcosa di diverso, la versione tarantiniana della Terra degli Gnomi, la visione sotto brutti acidi del regno del Marchese di Carabas, il sogno di una principessina a cui hanno aggiunto lo splatter assurdo e irridente dei film di Sam Raimi. Tutto è coloratissimo, soprattutto il sangue e le interiora delle più disparate creature. Le quali, ovviamente, hanno organi interni e plasma delle variazioni cromatiche più diverse.

Il bello è che questa operazione, questa truculenta reazione di Gertrude alla fluffosità del mondo di Favolandia, non è tanto una rilettura dell’immaginario fiabesco, quanto una bizzarra ed esageratissima riproposta filologica. Skottie Young sa benissimo che le fiabe della tradizione affondano le loro radici in storie terrificanti. E sono rimaste terrificati, a un certo livello. Non è un caso se i vecchi classici della Disney facevano paura, in certe scene. Le fiabe da cui erano tratti sono nate per terrorizzare gli ascoltatori, bambini a cui andavano inculcate, in fretta e per sempre, delle norme di comportamento fondamentali per sopravvivere in un mondo difficilissimo. L’infanzia non era un’età protetta nelle epoche in cui le fiabe sono nate, come racconti tramandati oralmente. I finali felici da vissero tutti felici e contenti, sono spesso stati aggiunti in un secondo momento, in tempi in cui i bambini sono diventati un pubblico da tutelare, in cui il mondo era più sereno. Aggiunte dagli autori, per addolcire la tragica morte di Cappuccetto Rosso, bambina imprudente che finisce divorata dal lupo nel bosco. Attento figliolo, che rischi la stessa sorte, se non fai attenzione.

I Hate Fairyland #7, copertina di Skottie Young

E così, l’Odio di Gert per Favolandia è un po’ un ritorno al passato, la voglia di raccontare quanto di terribile e di terrificante c’è nelle vite di Pollicino e di Hansel e Gretel, portandolo al parossismo e appropriandosene per farne qualcosa d’altro: un meraviglioso divertimento visivo e fumettistico. Perché Skottie Young, nei tre volumi che abbiamo letto, accoglie l’azione spericolata, prende in giro il fantasy, i giochi di ruolo. Non un’operazione nuovissima, ma resa molto più libera dal fatto di essere condotta a fumetti, senza limiti di budget per quanto riguarda la realizzazione visiva dell’immaginario. Né limiti creativi. Nel secondo volume assistiamo a scene di battaglia da videogioco ritratte in stile manga, bellissime. Come è proprio della parodia, quello di Young è anche un discorso metalinguistico, metanarrativo e metafumettistico. L’ultimo aspetto, di questi tre, si annida in alcune sequenze di narrazione per immagini, molto tecniche e da formalisti dell’arte sequenziale, con cui l’autore mostra un po’ i muscoli, si fa bello della sua sapienza narrativa, ma senza diventare pesante o spezzare il fluire dello spettacolo per gli occhi che è Odio Favolandia.

Sostenuto dalla forza dell’idea di base, da dialoghi sempre divertenti e autoironici, dall’assurdo percorso di formazione di Gert, che vuole tornare a casa senza sapere bene cosa la aspetti e sembra destinata a diventare sempre più cattiva per tornare al mondo in cui era una brava bambina, Odio Favolandia diverte molto e riempie lo sguardo. Il che è esattamente quel che Skottie Young ha sempre voluto fare, con ogni probabilità. Ecco perché i suoi tre volumi difficilmente sono una perdita di tempo. A meno che non vi infastidisca l’idea di una bambina in abitino rosa e trecce verdi con in mano un’ascia da battaglia e con un talento per gli smembramenti fuori scala.

 

I Hate Fairyland #17, variant cover di Skottie Young