Fantastic Four #1, anteprima 01

Molto bene. Fantastic Four #1 è uscito negli Stati Uniti. Siamo a sole poche pagine di fumetto all’attivo della nuova serie, quindi è difficile dare un giudizio, dopo la prima lettura. Quel che possiamo raccontarvi sono alcuni dati tecnici, ma soprattutto le sensazioni che ci ha trasmesso questo ritorno. Come tali, sono variabili, ragionate meno del giusto e sotto la soglia di guardia dell’affidabilità, ma ci paiono anche la via più onesta per recensire questo albo, che abbiamo ovviamente letto in lingua originale.

Permetteteci di partire dalla fine e liquidare un argomento: carina, e molto introduttiva, la storia di accompagnamento sul Dottor Destino, scritta da Dan Slott per le matite di Simone Bianchi. Divertente, ma trascurabile, quella di appendice di Skottie Young. Non ce ne vogliate, se non ve ne parliamo diffusamente. Ci sarà occasione, quando arriverà l’edizione italiana. I Fantastici Quattro, qui, si prendono doverosamente la scena.

Slott riparte dagli eventi di Marvel Two-in-One e dalla situazione tra Ben Grimm e Johnny Storm che lì è stata scolpita da Chip Zdarsky e Jim Cheung e Valerio Schiti. La Torcia è speranzosa e convinta che la famiglia Richards tornerà sulla Terra, mentre la Cosa è proprio al termine del percorso di accettazione, della presa di coscienza della morte di Sue, Reed e dei ragazzi: Ben è pronto ad andare avanti con la propria vita e a smettere di pensare al passato come a qualcosa che potrebbe tornare. Proprio in quel momento, quando sta facendo un passo fondamentale verso un futuro senza i Fantastici Quattro, e mentre Johnny ha l’occasione di iniziare a fare altrettanto, ecco che si annuncia il loro possibile ritorno. Si annuncia dopo venti pagine di storia molto sentite e sentimentali, pienamente consapevoli del fatto che questo evento deve avere una dimensione emotiva e avere stretti legami con il concetto di nostalgia.

Fantastic Four #1, anteprima 02

Fantastic Four #1 si presenta a noi come una sorta di invito: non mollate la nostalgia, non smettete di essere legati a quel che avete amato in passato. In un’epoca come la nostra, in cui il sentimento stesso della nostalgia domina sin troppo nell’entertainment, si tratta di un messaggio complicato da sorreggere e da sostenere. Pochi potrebbero negare che stiamo esagerando, in merito; ma se questo è vero per l’industria televisiva e cinematografica, il mondo del Fumetto americano è ed è sempre stato un’altra storia.

Che ci piaccia o no, il perpetuarsi dei personaggi è una componente fondamentale dei comics, per lo meno in quelli dedicati ai super eroi. I Fantastici Quattro sono stati messi in pausa per una serie di circostanze che non conosceremo mai fino in fondo: ragioni narrative, calcolo editoriale e imprenditoriale, congiunture crossmediali sfortunate, strategie di marketing; tornano ora con una storia che parla di nostalgia, che ne fa il proprio tema centrale. In perfetto accordo con l’operazione stessa del loro rientro in scena. C’è dell’intelligenza, nella scelta, e ci pare ci sia tutta la consapevolezza della sfida che comporta.

C’è un dato che ci pare significativo: l’istituzione della famiglia non se la passa proprio benissimo, nella sua formulazione tradizionale. Il modello stesso di nucleo familiare è cambiato moltissimo dagli anni Sessanta. E negli ultimi dieci o quindici anni, questo cambiamento è accelerato, si è manifestato con più forza che mai. Il mondo della narrativa popolare ha reagito in maniera fortissima alla tendenza sociale in atto, raccontando storie che hanno a che fare con quella crisi, dipingendo il nuovo modello di famiglia che è emerso. Fu così che film, romanzi, serie TV che parlano di questo tema arrivarono al successo quasi esclusivamente grazie ai racconti sulle famiglie disfunzionali o considerate aperte all’innovazione di fatto. Quasi mai, il nucleo tradizionale è entrato nei cuori del pubblico, negli ultimi anni. Eppure, proprio questo è lo spirito del Quartetto. Non riusciamo a non vedere questo aspetto come uno dei fattori che ne hanno determinato il lento declino, negli anni. Senza sottovalutare, ovviamente, le brutture delle loro incarnazioni cinematografiche.

Fantastic Four #1, anteprima 03

Oggi i Fantastici Quattro tornano a proporsi ai lettori americani, presto lo faranno con quelli italiani. L’impressione è che accettino la sfida di tornare certamente cambiati, ma del tutto fedeli ai valori familiari che hanno incarnato per decenni. Dan Slott è una scelta perfettamente coerente con questa volontà: l’uomo che ha ricondotto Peter Parker a situazioni di esistenza precedenti ai cambiamenti fondamentali degli anni Novanta, che parevano irreversibili, oggi ha il compito di mostrarci i vecchi (e assieme nuovi) Fantastici Quattro. La promessa contenuta nel primo albo ci attrae moltissimo e questo è il meglio che potevamo aspettarci. Per le conferme e le smentite, bisognerà aspettare un po’.

Se è di conferme che andiamo in cerca, possiamo sempre far conto su Sara Pichelli. La disegnatrice italiana ci pare, parimenti dello sceneggiatore, la scelta migliore che la Casa delle Idee potesse fare, tra gli artisti a sua disposizione. Ben e Johnny beneficiano del talento principale dell’artista, che è quello di rendere tutti i personaggi estremamente espressivi. Ci sono alcune espressioni della Cosa, in queste poche pagine, che ci hanno ricordato come mai sia sempre stato il nostro personaggio preferito dei Quattro: perché tanti disegnatori, Jack Kirby prima di tutti, hanno saputo collocare il massimo dell’emotività nel suo volto fatto di spigoli e superfici ruvide. Che Sara Pichelli sia una delle matite di maggior talento che ci siano al mondo non ve lo insegniamo certo noi. Che fosse la disegnatrice da collocare sui Fantastici Quattro per rilanciarli al meglio era ragionevole. Vedere quanto sia vero è una soddisfazione.

Quindi? Per ora siamo con il cuore in gola e con la speranza. Questo primo numero non ci ha lasciati indifferenti. Appassionarci sarà un’altra storia e un percorso più lungo, ma il primo passo non è niente male.

 

Fantastic Four #1, anteprima 03