Devilman Saga, anteprima 01

Presentato in anteprima all’ultima edizione di Napoli Comicon, il primo volume di Devilman Saga è usciro lo scorso 10 maggio. J-POP, dunque, porta in Italia la serie inedita di Go Nagai, attualmente in corso in Giappone dopo aver esordito a fine 2014 su Big Comic e giunta all’ottavo tankobon targato Shogakukan.

L’opera, definita dal maestro come il capitolo finale dell’originale, si prospetta come il seguito e il completamento dell’epopea horror fantasy nata con Devilman, capolavoro assoluto del genere, realizzato da Nagai nei primi anni ’70.

Questo sequel è ambientato in un futuro prossimo, il 2025, e ha come protagonista l’esperto di robotica Yuki Fudo, neo-sposo della bella e coraggiosa reporter Miki. Convinto pacifista, lo scienziato si reca titubante negli Stati Uniti, chiamato a collaborare su un progetto legato a una multinazionale specializzata nella costruzione di macchinari bellici altamente tecnologici e appartenente all’enigmatico Ryo Asuka. La riluttanza di Yuki a lavorare per un’azienda produttrice di armi viene vinta dalla sensazionale scoperta di qualcosa risalente a milioni di anni prima: in Antartide i ricercatori della compagnia hanno riportato alla luce un dipinto murale e alcuni resti di corazze imponenti e misteriose, ribattezzate Demon Armor. In realtà, si tratta di reperti inerenti a un leggendario conflitto che sconvolse la Terra nella notte dei tempi e che nella letteratura giudaico-cristiana è stato tramandato come lo scontro tra Dio e l’arcangelo più potente, il ribelle Lucifero, per il dominio del Creato.

La Divina Commedia di Dante Alighieri resta una fonte di ispirazione inesauribile per Nagai, ma per questa vicenda il sensei si rivolge nello specifico a un altro caposaldo, Il paradiso perduto (Paradise Lost, 1667), di John Milton, dove si racconta della mitica guerra mossa contro il dominio del Signore dei Cieli, dipinto come un despota, e della caduta del suo attentatore, Satana.

In Devilman Saga riemerge il noto immaginario dell’opera prima dell’Uomo Diavolo, ma il tutto viene rielaborato attraverso una rivisitazione concettuale più matura e colta. L’introduzione delle armature rimanda all’elemento centrale di MazinSaga (1990, Shueisha, J-POP) e collega idealmente l’universo horror nagaiano a quello mecha, di cui il maestro è stato l’indiscusso capostipite e interprete principale.

Devilman Saga

Questo seinen non è solo una rilettura moderna e convincente del soggetto e dei personaggi tradizionali, che vengono ravvivati alla memoria anche dall’uso dei nomi o dei cognomi originari; Nagai riesce infatti a tessere un intreccio fresco, lineare e intrigante, vi aggiunge nuovi comprimari – come l’attraente Tsubasa Shiranui – ed esplora i rapporti complessi tra di loro, il tutto su un rinnovato impianto narrativo.

In questo primo volume si riassapora uno dei punti di forza del dirompente manga del 1972: le situazioni ambigue dagli sviluppi imprevedibili, così come il lento e angosciante cammino verso la scoperta di una verità spaventosa fin a quel punto celata e la spregiudicatezza di alcune allusioni.

Per ora siamo rimasti quasi a secco di quella profondità buia e perversa vomitata dalle tavole del Devilman originale, di quella visione distorta e disturbante dell’animo e del corpo umano, di quella capacità unica di riversare senza filtri in faccia al lettore le degenerazioni della nostra psiche.

É ancora presto per avanzare un giudizio complessivo sui contenuti di Devilman Saga, ma non è certo un azzardo elogiare la qualità e la solidità del tratto di Nagai, classe 1945: il suo segno inconfondibile vive qui una seconda giovinezza per intensità e slancio, ma è bilanciato da una maggior sobrietà espressiva e recitativa frutto di un’impareggiabile carriera professionale.