La Lacrima della Dea

Dopo l’ultima interpretazione di Roberto del Giudice ne Le Tattiche degli Angeli, il pubblico italiano era curioso di scoprire chi sarebbe stato scelto per sostituire l’amato doppiatore di Lupin III. A farsi carico dell’oneroso fardello fu Stefano Onofri, noto soprattutto per aver doppiato Gigi la trottola. Si trattò di un passaggio di testimone che gli spettatori giapponesi avevano già vissuto una decina d’anni prima, quando lo storico doppiatore Yasuo Yamada era tristemente scomparso, lasciando il ruolo a Kan’ichi Kurita.

La prima performance di Onofri è soddisfacente, in linea con il suo predecessore ma allo stesso tempo non una mera imitazione; una nuova voce adatta a Lupin III, che negli anni saprà caratterizzarsi sempre di più.

Purtroppo non si può dire che il risultato sia altrettanto buono per quanto riguarda il diciottesimo special televisivo della serie, datato 2006: La Lacrima della Dea (la traduzione del titolo originale sarebbe “La rapsodia lunga sette giorni”) è un film di Lupin facilmente dimenticabile, nel quale alcuni elementi ispirati vengono sovrastati da numerosi difetti. Il protagonista vuole (di nuovo) mettere le mani sul diamante più grande del mondo, che ha la particolare caratteristica di comparire solamente per sette giorni alla volta; in quella settimana succederà di tutto, anche a causa di un’organizzazione di trafficanti d’armi intenzionata a ottenere il gioiello per poter poi ricattare il Presidente degli Stati Uniti.

La sceneggiatura presenta una banda meno unita del solito, con Jigen al soldo di un suo vecchio collega – che riesce addirittura a metterlo contro Lupin – e Goemon pronto a obbedire a Fujiko come un cagnolino. In origine, la squadra di ladri era più opportunista, ed è già capitato di vederli l’uno contro l’altro, ma giunti a questo punto, dopo decenni di avventure vissute assieme e grandi dimostrazioni di solidarietà e sacrificio, si fatica a credere a cambiamenti di fazione avvenuti con una tale leggerezza.

La spalla femminile di turno è Michelle, sedicenne dal seno prosperoso che nonostante la giovane età attira gli sguardi (e non solo) di Lupin, spingendolo a recuperare il prezioso gioiello per aiutarla. Ormai il protagonista non ruba più per tornaconto personale, lo fa regolarmente per salvare qualcuno, sanare un’ingiustizia o evitare una pericolosa minaccia; addirittura lo sentiamo pronunciare la frase “Zenigata mi conosce, e sa che non sono davvero cattivo“, pietra tombale della sua caratterizzazione inizialmente graffiante e conferma di essersi ormai ridotto a eroe politicamente corretto. La più grande nefandezza che vediamo compiere a Lupin è truccare delle corse di cavalli, così da potersi portare a casa la vincita in denaro, visto che in qualche modo deve pur “guadagnarsi da vivere”, ma sono ormai lontani i tempi in cui sparava a sangue freddo.

La scarsa originalità della trama e il bizzarro ritmo narrativo, costellato di eventi che si susseguono con legami labili tra una scena e l’altra, sono il principale difetto di questo special. Purtroppo, lo sceneggiatore Hiroshi Kashiwabara e il regista esordiente Hajime Kamegaki faticano a trovare una chiave attraverso la quale rendere avvincente un prodotto mediocre. Anche dal punto di vista grafico il film non riesce a trovare una propria identità, con un character design fin troppo differente tra protagonisti e comprimari, segno che la serie doveva ancora definire un approccio in grado di stare al passo con i tempi per personaggi nati quasi quarant’anni prima.

 

CHRONO LUPIN III: