Una città non è disegnata, semplicemente si fa da sola. Basta ascoltarla, perché la città è il riflesso di tante storie – Renzo Piano

 

Per un attimo, abbandonate ogni vostra occupazione. Chiudete gli occhi e provate a immaginare di tornare bambini e di essere in vacanza in una città che non avete mai visto prima. Una volta arrivati, iniziate a girare per le strade del centro con lo sguardo innocente ed estasiato, affascinati dai giochi di luci che si creano su palazzi di vetro altissimi che sembrano toccare il cielo. Oppure vi sentite più disgustati dagli odori che escono dai ristoranti e infastiditi dal vociare indistinto della gente? Visitare una città è un’esperienza sensoriale affascinante che lascia in ognuno un segno indelebile.

Diaro di New York, anteprima 01

In Diario di New York, il bambino è Peter, di nove anni: per la prima volta nella sua vita, lascia Cleveland per andare visitare la Grande Mela. Giunto nella metropoli, viene travolto da un mare di rumori e persone che popolano le strade. Tra il bimbo e l’organismo fatto di strade, grattacieli, ponti e venditori ambulanti di hot dog scatta subito il colpo di fulmine che lo spingerà, poco più che diciannovenne, a trasferirsi nella città che non dorme mai per viverci e realizzare il suo sogno: diventare un fumettista.

Peter è naturalmente Peter Kuper, affermato fumettista statunitense che non ha mai perso occasione per gridare al mondo il suo amore per New York. Dopo averci condotto nella suggestiva location di Oaxaca, in Messico, tramite la graphic novel Rovine (vincitrice nel 2016 di un premio Eisner), questa volta Kuper decide di concedersi una profonda retrospettiva sul rapporto quarantennale che lo lega alla metropoli.

Oltre duecento pagine – presentate in Italia da Tunué in un bel cartonato con copertina telata – in cui sono raccolte storie brevi, illustrazioni, vignette e schizzi nati quasi per caso, mentre aspettava la metropolitana in stazione, o durante una sosta a Central Park; pensieri e disegni in libertà nati dall’urgenza di cristallizzare su carta le emozioni – spesso contrastanti – che ha suscitato in lui la città statunitense.

Data la natura antologica del volume, le storie autoconclusive e le illustrazioni risultano indipendenti tra loro, tenute insieme esclusivamente da quel fil rouge rappresentato dalla cronaca di quattro decenni a New York, come recita il sottotitolo. Analizzando le singole tavole è facile rintracciare alcune macro-aree che caratterizzano il lavoro di Kuper. Nello specifico, la una prima parte, dei primi anni ’80, gioca molto con la fascinazione (Il Sentiero Battuto) e la solitudine (Twenty Four Hours) degli esordi in una metropoli multietnica; troviamo poi la parte sperimentale (Camere con Vista) dei ’90, affiancata da storie di carattere politico, tra cui segnaliamo la profetica The Wall, dove New York è governata da Donald Trump e cinta da un muro.

Diaro di New York, anteprima 03

Decisamente corposa la sezione dedicata all’orribile attacco alle Torri Gemelle del 11 settembre 2001, evento che ha profondamente scosso l’animo e l’immaginario di Kuper (La Guerra dei Mondi); ma non mancano altri episodi impegnati (Jungleland), visionari (Sogni della Ragione) o più leggeri (Odorama).

Tutte le vicende storiche e gli eventi privati di questi ultimi decenni sono fagocitati dall’artista, digeriti dalla sua sensibilità e sputati fuori con la sagacia di chi non ci mette molto a ideare una fulminante invettiva.

Sia nelle prove più brevi che nei racconti articolati, colpisce la capacità di sintesi: intere sequenze sono mute, rese esaustive da uno stile originale e fortemente espressivo. Quella di Kuper è la figura di un “fumettista artigiano” che si affida a matite, pennini, pennelli, pastelli e non disdegna la tecnica del collage per produrre immagini sempre efficaci e funzionali.

Sfogliando le pagine di questo bel volume, vediamo emergere la manualità con la quale è stata realizzata ogni singola illustrazione, ma soprattutto l’evoluzione artistica dell’autore e la sua costante ricerca di soluzioni visive originali e d’impatto.