La collana The Don Rosa Library: Zio Paperone & Paperino arriva infine al punto della carriera dell’autore del Kentucky che la maggior parte dei suoi fan aspettava con impazienza: la celebre Saga di Paperon de’ Paperoni, l’epopea in dodici capitoli (più appendici realizzate successivamente) grazie alla quale è diventato popolare in tutto il mondo.

Si tratta di una delle storie a fumetti più amate del mondo Disney e, probabilmente, anche una delle più discusse, in quanto estremamente rappresentativa della posizione di Don Rosa nei confronti dell’universo dei paperi: il disegnatore ha sempre trattato con rispetto reverenziale le storie di Carl Barks ma non accettava di considerarle come episodi slegati, facenti parte di una narrazione caotica; perciò ha integrato ogni singola informazione sul passato di Zio Paperone in una lunga storia guidata da una continuity che fino a quel momento non aveva mai fatto parte del pantheon disneyano.

Si comincia, ne L’ultimo del Clan de’ Paperoni, dall’infanzia in Scozia dove il futuro miliardario ottiene la celebre Numero Uno. Guai però a definire il decino un banale portafortuna: per Rosa ogni elemento va razionalizzato, quindi la moneta diventa ciò che guida Paperone alla decisione di imbarcarsi per l’America.

Ci arriva ne Il signore del Mississippi, dove lo vediamo alle prese con una gara fluviale a bordo di un battello, come ce lo aveva già mostrato Barks. È l’occasione per incontrare un antenato di Archimede Pitagorico e affrontare per la prima volta la Banda Bassotti, così battezzata proprio dal coraggioso papero.

L’autore ha una particolare attenzione anche con il contesto storico realistico della vicenda, e questo diventa evidente ne Il cowboy delle Terre Maledette, dove Paperone incontra il futuro Presidente degli Stati Uniti Theodore Roosvelt, in un’avventura in pieno West tra cowboy e ladri di bovini.

La sorpresa di questo volume è Zio Paperone in: Decini e destini, appendice pubblicata dopo la conclusione della Saga, la cui collocazione sembrerebbe non rispettare l’ordine cronologico attorno al quale è stata costruita questa testata. In realtà, è una scelta sensata, dato che Rosa aveva completato la sceneggiatura del fumetto prima di iniziare la Saga ma disegnandola solo successivamente. Anche quanto viene raccontato può essere considerato un ottimo prologo: l’autore immagina una side-story in cui Amelia (l’unico personaggio barksiano assente dalla sua dodecalogia) viaggia nel tempo per prendere la Numero Uno prima che arrivi nelle mano di un giovanissimo Paperone, in un’ingegnosa trama degna di Ritorno al Futuro.

Interessanti i retroscena e gli articoli che svelano il processo creativo con cui Don Rosa ha scritto questi primi capitoli del suo capolavoro, dimostrando una cura per i dettagli e una documentazione anche superiore rispetto a quanto visto nei volumi precedenti. Il contenuto più prezioso è rappresentato però gli storyboard di due sequenze scartate nella versione definitiva; l’esclusione (su suggerimento dell’editor) è perfettamente motivata, ma si tratta di materiale extra che fa piacere scoprire in una riedizione di questo tipo, destinata agli appassionati.

La visione personale dell’artista è ambivalente: guidata da una forte passione e un approccio professionale, ma continua a mostrare qualche piccola incongruenza e scelte autoindulgenti. Non si può però negare la portata epica di questa odissea piumata, e, anche se l’impronta personale di Rosa può non piacere a molti puristi Disney, è proprio grazie a questa che la sua opera è riuscita a distaccarsi dal resto della produzione paperesca e spiccare.

Continueremo a seguire con curiosità filologica questa operazione di “archeologia editoriale”, aspettando di scoprire cosa si cela dietro i prossimi capitoli della Saga.