The Breadwinner

Candidato all’Oscar come Miglior film d’animazione, The Breadwinner non ha (ancora? siamo pessimisti a riguardo) goduto di una distribuzione nei cinema italiani, mancanza a cui ha in parte rimediato il Future Film Festival con un paio di proiezioni in lingua originale destinate alle platee della manifestazione bolognese, giunta quest’anno alla sua ventesima edizione.

Nora Twomey esordisce alla regia con questo film, dopo aver affiancato Tomm Moore alla lavorazione dei suoi lungometraggi animati The Secret of Kells e La Canzone del Mare; l’influenza stilistica è evidente, ma è messa al servizio di una storia più realistica rispetto a quelle trattate dal collega irlandese.

La protagonista è Parvana, una ragazzina di undici anni che vive in una Kabul soggiogata dai talebani, particolarmente ostili nei confronti del genere femminile. Un giorno, il padre della protagonista viene arrestato ingiustamente, con l’accusa di essere un nemico dell’Islam, e viene allontanato da moglie e figli. Dato che le donne non hanno diritto di lavorare, la famiglia pare condannata a morire di fame, ma Parvana decide di tagliarsi i capelli e di fingersi un maschio per poter guadagnare qualcosa.

La vicenda è tratta dal romanzo Sotto il Burqua, di Deborah Ellis, e riproduce in modo realistico il contesto afgano, omettendo però alcune delle sequenze più violente del libro; tale concessione permette al film di risultare adatto a un pubblico giovane, che può così venire a conoscenza di un duro contesto sociale, risalente a soli vent’anni fa, raccontato in modo scorrevole e senza troppi momenti di leggerezza.

Un ulteriore compromesso nei confronti del pubblico infantile è la storia del Re Elefante che Parvana racconta ai suoi familiari per cercare conforto in un momento di difficoltà; si tratta di un filo conduttore suddiviso nel corso della pellicola – ma assente nel romanzo – che rappresenta una chiara metafora della situazione circostante.

È difficile per un occidentale benestante immedesimarsi in una condizione così distante, ma la quantità di dettagli e la cura riposta nei particolari permettono allo spettatore di empatizzare con la giovane protagonista; osserviamo attraverso lo sguardo innocente di Parvana la brutale invasione talebana, tratteggiata in modo asciutto e senza scadere in pietismi. È inoltre necessaria una discreta attenzione per notare i gesti solidarietà che si nascondono tra una scena e l’altra, una generosità non “urlata” in quanto considerata una naturale caratteristica umana. E da questo, senza dubbio, abbiamo molto da imparare.

Purtroppo, il film ha incassato in tutto il mondo poco più di 400 mila dollari: un flop, a fronte del budget di dieci milioni. Nemmeno l’aggiunta del nome di Angelina Jolie come Produttrice Esecutiva ha fatto molto per The Breadwinner; il che è un peccato, in quanto risultati simili al botteghino non fanno che rendere ancor più difficile la messa in cantiere di film animati di qualità realizzati con tecnica tradizionale, soprattutto per raccontare storie potenti e adulte come questa.

 

The Breadwinner