Il ritorno di Pycal

Nel 2002, oltre all’ormai consueto appuntamento annuale con gli special televisivi di Lupin III, i giapponesi possono mettere le mani sull’OAV Il ritorno di Pycal, che si distingue soprattutto per la durata di quarantacinque minuti, circa la metà rispetto ai film nati per il piccolo schermo. Per il resto, si tratta di un’opera affine ma affidata a uno staff diverso da quello composto dai consueti nomi che lavoravano ai prodotti animati del Ladro Gentiluomo, a partire dal regista Mamoru Hamatsu (Il grande sogno di Maya, Miyuki-chan in Wonderland) e dallo sceneggiatore Ryo Katsuragi (B’t X).

Per il trentacinquesimo anniversario del personaggio creato da Monkey Punch, TMS riporta in scena uno dei suoi avversari più apprezzati, originariamente comparso nel settimo episodio del manga originale e nel secondo episodio della prima serie animata. Come si evince dal titolo si tratta dell’illusionista che era riuscito a tenere testa alla banda di Lupin grazie ai suoi trucchi, qui dotato di veri e propri poteri magici.

Agli esordi, le caratteristiche principali del personaggio erano il suo carisma, l’inquietudine che sprigionava e la tangibile sensazione di pericolo che le sue azioni straordinarie innescavano; qui purtroppo, nonostante gli vengano addirittura assegnate abilità superiori, Pycal risulta privo di quel carisma e di quell’aura di invulnerabilità che aleggiavano su di lui, complice la lunga serie di nemici dai poteri sovrumani sconfitti da Lupin nel corso degli anni. Lo spettatore ha quindi la sensazione di trovarsi di fronte un avversario come tanti altri, riportato in auge per l’elemento nostalgia, tra l’altro ripescando dall’armadio l’amata giacca verde indossata in occasione del primo scontro.

La sceneggiatura è priva di mordente, l’ambientazione greca risulta piatta e la colonna sonora non ha guizzi. L’elemento che però più di tutti rende pesante la visione di questo OAV è il comparto grafico, con animazioni mediocri e l’utilizzo di effetti in computer grafica dall’aspetto posticcio, ancor più fastidiosi per uno spettatore contemporaneo.

È un peccato, perché Il ritorno di Pycal può vantare un incipit circense accattivante e una Fujiko subdola come ai primi tempi, ma presto la sua debolezza ha la meglio, e il film si accartoccia su se stesso riducendosi a un prodotto paragonabile a una puntata di basso profilo delle serie animate.

 

CHRONO LUPIN III: