Lupin Alcatraz Connection

Quando in questo tredicesimo special televisivo Zenigata si lamenta con Lupin del fatto che il loro inseguimento stia proseguendo anche nel nuovo millennio, anche lo spettatore realizza che la caccia al ladro dura ormai da più di trent’anni. Difficile non ripetersi o non attraversare momenti di stanca, e Alcatraz Connection è proprio uno dei prodotti minori dedicati al Ladro Gentiluomo e che sembra quasi realizzato per inerzia, così da rispettare il tradizionale appuntamento annuale sui piccoli schermi nipponici.

La trama si ispira all’arco narrativo di San Francisco, tratto dalla seconda serie del manga firmato da Monkey Punch, che era già stato adattato nel primo episodio della terza serie animata. Il protagonista deve infatti affrontare i Sette Occulti, che stanno cercando il tesoro di Al Capone nascosto sul fondale marino nei dintorni dell’isola-prigione di Alcatraz. Scopriremo che l’organizzazione criminale gestisce la mafia negli Stati Uniti ed è addirittura responsabile dell’omicidio dei due fratelli Kennedy.

Dopo aver diretto il precedente 1$ Money Wars, il regista Hideki Tonokatsu è tornato al timone di questo Alcatraz Connection, scritto dal veterano Hiroshi Kashiwabara, sceneggiatore di più della metà dei precedenti special televisivi. La vicenda segue gli standard qualitativi del periodo, anche se la contestualizzazione storica la rende più interessante, pur trattandosi di un elemento non sfruttato nel migliore dei modi.

Assente la consueta spalla femminile inserita in ogni special, con gli autori che si concentrano sul cast di protagonisti ma ottenendo risultati altalenanti: continua a risultare discutibile la scelta di tentare diversi stratagemmi per rendere comico Goemon, in questo caso rendendolo ossessionato dal denaro, snaturando completamente il personaggio; più riuscita la figura del detective Terry, un assistente di Zenigata ispirato al Tenente Colombo ma con un modus operandi decisamente più discutibile, che sfocia addirittura in una rivelazione di doppiogiochismo.

A livello visivo, la qualità delle animazioni dello speciale sono nella media e il character design è buono, ma inizia a farsi notare una colorazione digitale dominata dalle tinte pastello, accese e prive di sfumature; un elemento che diverrà sempre più presente e che appiattirà graficamente i successivi special televisivi, in attesa di prodotti pronti a sperimentare nuove soluzioni estetiche.

 

CHRONO LUPIN III: