Salvezza, anteprima 01

Le prime pagine già ti lasciano stordito sul ring. Tu riapri gli occhi, cerchi di alzarti, barcolli. L’arbitro ti scruta per vedere se davvero puoi proseguire il match e continuare la lettura di Salvezza, la storia di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso che racconta la loro esperienza sulla nave Aquarius, di SOS Méditerranée, una delle più importanti organizzazioni non governative che si occupano di salvataggi in mare degli immigrati dalle coste del Nord-Africa.

Lo scorso novembre, i due coraggiosi fumettisti-reporter sono stati ospiti della nave e del suo equipaggio, hanno assistito a interventi di emergenza, hanno fatto esperienza di persona della sofferenza, della disperazione, della speranza, del quotidiano eroismo di persone che salvano gli altri per vocazione e per mestiere. Salvezza è il volume che ne è scaturito e non lascia indifferenti. Dovremmo leggerlo tutti e metterlo tra quei fumetti che ci insegnano, in una lettura agilissima, di meno di un’ora, molto più di quanto potrebbero fare saggi e reportage di moltissime pagine.

La forza di una graphic novel come questa sta tutta quanta nella potenza del linguaggio del Fumetto, che racconta e mostra assieme, che ha il vantaggio, rispetto a un documentario, di scorrere alla velocità che vuoi tu, conservando il carattere riflessivo di un testo stampato, ma senza il suo peso e con una dote di emozioni, con una capacità di fotografare e di imprimersi nella mente con la forza delle illustrazioni perfettamente intatta. Salvezza fa tesoro di questo potere e ci narra, in maniera mai troppo pesante, ma non per questo superficiale, l’esperienza di Marco e Lelio, i quali hanno avuto un’idea dannatamente intelligente: si sono infilati in una situazione totalmente fuori dal normale da sprovveduti, come saremmo stati tutti noi lettori. Hanno raccontato la vita dei marinai, dei volontari, dei medici, dei responsabili e dei cuochi della Acquarius come giornalisti, ma, contemporaneamente, hanno anche mantenuto il loro sguardo di comuni cittadini, interessati e informati, ma del tutto impreparati a quel che avrebbero visto, mettendo se stessi come protagonisti, o co-protagonisti, del racconto. E fornendoci le lenti perfette per leggere questa storia.

Salvezza, anteprima 02Sono quelle negli occhi di chi non si aspetta, di chi non sa, di chi non ha visto da vicino la forza d’animo che ci vuole per saltare il Mediterraneo, di chi non è costretto a pensare a quanta e di quale portata sia la sofferenza di chi abbandona casa e famiglia in cerca di una speranza, di chi si mette nelle mani di criminali e affronta un viaggio allucinante pur di arrivare in quella ristretta zona di mondo in cui i diritti civili sono garantiti dalla legge. Sono le lenti di chi con quei diritti ci è nato e oggi li dà per scontati, quelle che indossiamo tutti noi, per natura.

E così l’avventura di Marco e Lelio sull’Aquarius è quella di due adulti italiani che non si aspettavano di fare colazione con onde da mal di mare, che rimangono impressionati dalle storie sugli abbordaggi, che devono vedere di persona l’impietosa macchina della burocrazia e della politica internazionale che non può permettersi di guardare in faccia la sofferenza delle persone. Sono due giovanotti che devono accettare il fatto che il soccorritore dica di no a un padre che chiede di salvare prima il suo bambino, perché una nave piena di ragazzini spaventati è ingestibile. Lo lasci un attimo lì, signore, suo figlio. Prima sua moglie. Come si fa?

Rizzo e Bonaccorso, coppia affiatatissima, sono bravissimi. Rendono quotidiano l’incredibile, per darcelo in pasto e poi tornare a farci toccare con mano quanto sia incredibile. Non indorano la pillola, ma ce la cacciano giù senza pesantezze. Ci fregano. Ci fregano anche perché sanno scherzare, sanno intrattenere, sanno incantarci e renderci partecipi con una scelta cromatica precisa. Arancio e grigio sono gli unici colori ammessi in Salvezza. Il colore del soccorritore, del salvagente, della speranza, e quello del mare in tempesta, della paura, del freddo e dell’acqua.

E poi sanno raccontare e sanno colpire. Anticipano, per poi spiegare. Conducono la storia con una gradualità ammirevole, con immagini che accompagnano passo passo le parole, quando sono i discorsi a prendere il sopravvento sugli eventi. Inevitabile, a volte, in questo genere di giornalismo a fumetti. E, quando serve, ci stendono, ci mandano nuovamente al tappeto. Per vedere se riusciamo a incassare, se siamo forti abbastanza da non voltare la testa, se abbiamo il coraggio di vedere quello che hanno visto loro sull’Aquarius, quello che succede nel mare che vediamo dalle nostre finestre. Dove non sempre la salvezza arriva in tempo. Se lo siamo, se arriviamo fino in fondo, abbiamo la fortuna di leggere una storia che dovrebbe stare nelle case di tutti.