Walther P38

Dopo essere stato il ghost director di Dead or Alive, a un anno di distanza, Hiroyuki Yano si occupa della regia del nono special televisivo di Lupin III, senza dubbio uno dei più riusciti. Il soggetto è di Shinzo Fujita e la sceneggiatura di Shoji Yonemura, entrambi già visti all’opera su All’Inseguimento del Tesoro di Harimao.

La vicenda ha un approccio più adulto al personaggio – che si rispecchia anche nel character design di Fuminori Kizaki – lontano dalle atmosfere a cui ci avevano abituati i precedenti prodotti per il piccolo schermo: durante la rapina all’interno di una villa, Lupin viene interrotto da una banda di assassini che finisce per uccidere il Vice Presidente degli Stati Uniti. Nel corso della fuga, uno dei killer spara all’Ispettore Zenigata con una Walther P38 identica a quella del Ladro Gentiluomo. Per indagare, Lupin si reca sull’isola che funge da base per la Congrega della Tarantola, i cui membri possono allontanarsi dal sito solo per ventiquattr’ore, a causa di un potente veleno iniettato nel loro corpo.

Il protagonista si imbatte presto in Elen, avvenente assassina che sta organizzando una fuga dall’isola, con il supporto dello scienziato Doc, alla ricerca di un antidoto per il veleno. Il cammino verso la libertà avrà risvolti drammatici, e Lupin verrà coinvolto in prima persona dopo che gli sarà iniettato il potente Siero della Tarantola, ritrovandosi a fare i conti con una figura del suo passato. Goemon, Jigen e Fujiko agiscono parallelamente, lasciati ancora una volta in secondo piano dopo Il Segreto del Diamante Penombra.

Zenigata, scampato alla morte, vorrebbe mettersi subito a indagare sulla banda di assassini, ma i suoi superiori sono preoccupati per le sue condizioni e gli affiancano Vicky, un giovane assistente entusiasta ma ancora inesperto. Va detto che il personaggio originale è un maschio, ma la versione italiana lo ha reso al femminile, probabilmente equivocando il nome e l’aspetto poco virile.

Walther P38 è un’avventura caratterizzata da tinte cupe e atmosfere più serie rispetto agli altri prodotti legati a Lupin, anche a causa della sensazione di costante pericolo che grava sui protagonisti. Le scene d’azione sono fluide e perfettamente integrate nella vicenda, senza spettacolari sequenze da blockbuster cinematografico ma con scontri e inseguimenti funzionali alla narrazione. Il climax finale è avvincente e riesce a sorprendere lo spettatore, rinunciando a una risoluzione del tutto positiva per valorizzare alcuni momenti d’impatto.

Nonostante l’apprezzamento di questo special, i successivi si sarebbero purtroppo adagiati su uno standard meno realistico, soprattutto per quanto riguarda l’estetica dei personaggi. Abbiamo dovuto attendere quindici anni, con La donna chiamata Fujiko Mine, per rivedere un Lupin più maturo, pronto a inaugurare un nuovo filone di opere destinate al pubblico adulto.

 

CHRONO LUPIN III: