Il Segreto del Diamante Penombra

L’ottavo special televisivo di Lupin III è stato trasmesso per la prima volta in Giappone nell’agosto 1996, dopo soli tre mesi e mezzo dall’arrivo nelle sale nipponiche di Dead or Alive.

Nonostante il budget nettamente inferiore, al quale corrisponde un comparto tecnico adeguato al piccolo schermo, Il Segreto del Diamante Penombra risulta un prodotto qualitativamente superiore, soprattutto grazie al character design di Minoru Maeda (Dragon Ball, Dr. Slump & Arale) e alla regia di Gisaburo Sugii (Street Fighter II V, Amici Nemici – Le Avventure di Gav & Mei).

Il vecchio boss della mafia francese Dolun convoca Lupin sul letto di morte per consegnargli metà del diamante Penombra, un gioiello che può condurlo al tesoro perduto dell’antica tribù Gelthi. Il Ladro Gentiluomo si reca in Marocco, dove però scopre che i superstiti di questa popolazione vengono perseguitati dal figlio del Grande Saggio, pronto a sterminarli per poter mettere le mani sul patrimonio nascosto. Lo scenario è uno degli elementi più ispirati di questo special, sia per l’ambientazione esotica che per il contesto sociale di guerra civile nel quale i protagonisti si ritrovano coinvolti.

Siamo al cospetto di un vero e proprio film d’avventura, in cui Lupin è il protagonista assoluto mentre i suoi compagni di squadra vengono relegati a ruoli marginali, accantonando la struttura corale che stava ormai diventando una costante della serie. Jigen è poco più di una comparsa, Goemon riveste il ruolo della “cavalleria”, pronto a intervenire per salvare l’eroe nel momento più opportuno, e Zenigata porta avanti un’indagine parallela che gli permetterà di raggiungere Lupin e al contempo di scoprire un complotto sorprendente.

Fujiko viene sfruttata più che mai per il fanservice, con un apporto narrativo minimo ma un’abbondante presenza in scene piccanti nelle quali appare più nuda che mai, addirittura legata, in modo da fare la gioia degli estimatori del bondage.

L’avversario più riuscito è Sadachiyo, un sicario appartenente alle fila dei Gelthi ribelli; nella versione originale il personaggio è un travestito, similitudine fin troppo ravvicinata all’Hellmafordite visto solamente un anno prima in All’Inseguimento del Tesoro di Harimao, ma questa caratteristica è stata edulcorata nell’adattamento italiano attraverso il doppiaggio con una voce femminile, lasciando intendere si tratti di una donna particolarmente possente. La resa dei conti è un momento ben orchestrato, così come l’intero climax finale nel quale confluisce l’intero cast.

Ma quello che probabilmente è il principale motore narrativo della vicenda è Lala, giovane discendente di una principessa Gelthi e inconsapevole portatrice dell’altra metà del diamante Penombra. Si tratta di una delle migliori spalle femminili che Lupin abbia incontrato nelle sue numerose avventure, tra le più approfondite, e per questo il loro legame risulta il più credibile (anche se alcuni sacrifici a metà della trama appaiono forzati e finalizzati soprattutto a strappare un sorriso, su tutti la scena delle sabbie mobili); difficile non emozionarsi nell’epilogo, in cui i due personaggi si salutano con la consapevolezza di conservare un ricordo reciproco e che non si è trattato solamente di “un’avventura tra tante”.

 

CHRONO LUPIN III: