Dopo gli ultimi volumi composti da svariate storie brevi, il quinto appuntamento con The Don Rosa Library: Zio Paperone & Paperino è incentrato principalmente su due avventure ad ampio respiro, costruite come sempre nel solco dei fumetti di Carl Barks. Da entrambe emerge una grande documentazione e una forte aderenza ai fatti storici, processo attraverso il quale l’autore ha voluto rafforzare la sua convinzione che i Paperi vivano nella realtà, e non in un universo parallelo di fantasia con regole temporali e riferimenti cronologici diversi da quelli del nostro mondo.

Zio Paperone e il Tesoro Sotto Vetro si ispira vagamente alla barksiana L’Eredità di Paperino, e come questa storia è incentrata su una caccia al tesoro, o meglio su una caccia alla mappa del tesoro. Paperone si mette infatti sulle tracce di alcuni relitti sommersi e scopre che, come nel XVIII Secolo, la parte più difficile non è rintracciare galeoni affondati ma trovare il modo di riportarli in superficie.

La vicenda è intrigante, soprattutto per come Don Rosa ha applicato i principi della fisica per la risoluzione della missione, ma va sottolineato che dopo sette anni l’autore del Kentucky avrebbe realizzato un seguito di questa storia, quando la Saga di Paperon de’ Paperoni aveva ormai sdoganato una continuity interna dei suoi fumetti.

Zio Paperone e il ritorno a Xanadu è un “doppio sequel” che prende forma da Zio Paperone e la Corona di Gengis Khan e Zio Paperone e la Dollerallergia, anche se il collegamento con quest’ultima viene svelato solo a metà della vicenda; un altro forte segnale di come Rosa volesse intervenire sulla mitologia dei Paperi (l’anno successivo sarebbe cominciata la sopracitata Saga) viene da una frase sibillina pronunciata dal Grande Lama di Trulla a Qui, Quo e Qua: le intenzioni dell’autore erano quelle di riportare in scena i genitori dei tre paperotti, ma l’idea venne abbandonata quando si rese conto che sarebbe stato strano troppo strano stabilire un nuovo status quo.

Purtroppo, la collocazione degli approfondimenti redazionali e di alcuni storyboard prima della storia non è delle più efficaci, in quanto offre al lettore diversi spoiler (seppur debitamente segnalati), quando l’impaginazione ne avrebbe guadagnato posizionando in coda al fumetto l’articolo, o almeno una parte di esso.

Paperino Maestro Giardiniere è un divertente esempio di “fragile maestria”, ovvero una di quelle storie in cui lo sfortunato protagonista si dimostra improvvisamente abilissimo in un’attività specifica, salvo poi rovinare tutto nel finale con un incidente dagli esiti catastrofici.

Emblematica l’introduzione di una vignetta ricca di dettagli, che in passato l’editore aveva scartato e fatto ridisegnare in una versione semplificata. In un certo senso, Don Rosa ammette la correttezza della scelta, salvo poi reintegrare all’interno delle tavole la sua prima creazione, relegando ai “contenuti speciali” quella riveduta: ancora una volta è lui a decidere cosa sia meglio, pur avendo in qualche modo riconosciuto i suoi limiti grafici dell’epoca.

Troviamo conferma di questa visione personale nell’introduzione a Paperino in Tempo Rubato, un divertente furto della Banda Bassotti attuato grazie a un macchinario di Archimede in grado di fermare lo scorrere del tempo: Don Rosa fatica a nascondere il pentimento per aver inserito alcune gag legate ai becchi o alle zampe palmate dei personaggi, ribadendo che lui li vede come rappresentazione stilizzata degli esseri umani.

È indubbiamente un approccio estremo verso il quale ogni lettore avrà una sua personale percezione, ma suscita ancor più perplessità perché a questo si accompagnano fumetti disneyani di elevata qualità, con un risultato sempre più contraddittorio.