Lupin Dead or Alive

A solo un anno di distanza da Le Profezie di NostradamusLupin III tornò sul grande schermo con il suo quinto lungometraggio d’animazione. Le tempistiche di produzione furono così ristrette che TMS non trovò alcun regista disponibile per dirigere la pellicola e domandò a Monkey Punch di occuparsene. Inizialmente, il mangaka rifiutò, ma a seguito delle insistenti richieste accettò l’incarico, pur non essendosi mai occupato prima di animazione.

Il creatore del Ladro Gentiluomo trovò l’esperienza troppo faticosa, anche se di fatto si occupò solamente del prologo e dell’epilogo; la regia del resto del film venne infatti affidata al responsabile degli storyboard, Hiroyuki Yano, anche se venne accreditato Monkey Punch, trattandosi di un nome di maggior richiamo in fase promozionale.

Dead or Alive punta a ricreare le atmosfere adulte del manga originale – così come aveva già fatto il primo film La Pietra della Saggezza – tramite scene violente e un character design più realistico dei personaggi a cura di Marisuke Eguchi, che però va a discapito della loro espressività. L’atteggiamento generale del cast è più serioso, anche se non mancano alcuni momenti di leggerezza; l’esempio più evidente è l’Ispettore Zenigata, lontano dal ruolo di macchietta che gli è stato spesso affidato e tornato a essere un predatore degno di rispetto.

Lupin ha preso di mira il tesoro nazionale di Zufu, un Paese del Sud Est Asiatico che ha recentemente visto la famiglia reale spodestata dall’esercito del Generale Cacciateste con un colpo di stato. La cassaforte con l’enorme bottino si trova su un’isola protetta da un sistema di sicurezza gestito da nano-macchine superabile solo dal Principe Panish. Nel frattempo, Fujiko si è fatta assumere come segretaria dal generale e ha il compito di proteggere sua figlia, che in realtà ha uno speciale legame con il giovane erede del trono di Zufu.

Ci sono senza dubbio sequenze ben costruite, tra tentacoli cibernetici e ingegnosi travestimenti, ma purtroppo la trama e la realizzazione tecnica di Dead or Alive non si discostano molto dagli standard degli special televisivi: sebbene la qualità sia superiore a quella dei prodotti per il piccolo schermo, il film non presenta quel taglio cinematografico che ci si aspetterebbe. La fase iniziale è piuttosto lenta e impiega circa venti minuti per introdurre i singoli personaggi; inoltre sono presenti scene ed elementi fini a se stessi, sintomo di una scrittura che poteva essere maggiormente curata.

Dead or Alive ebbe un buon successo al botteghino, dimostrando quanto il pubblico apprezzasse questo approccio più maturo ai personaggi della saga di Lupin III, che sarà ulteriormente esplorato quindici anni dopo con La donna chiamata Fujiko Mine. La produzione del lungometraggio, però, fu così travagliata da bloccare sul nascere eventuali nuovi progetti destinati al grande schermo, preferendo concentrarsi sugli special televisivi del ladro in giacca rossa, che continuarono a uscire a cadenza annuale.

 

CHRONO LUPIN III: