Il Tesoro degli Zar

Non si può certo dire che Il Tesoro degli Zar abbia un incipt adrenalinico: vediamo infatti Lupin e Jigen davanti a un computer a cercare informazioni sul capitale dei Romanov, fornendo allo spettatore in modo didascalico il background storico sul quale è stata costruita la trama del quarto special televisivo.

Per poter mettere le mani sul bottino di 500 tonnellate d’oro, il Ladro Gentiluomo dovrà rintracciare un libro nel quale sono stati appuntati indizi per trovare il prezioso patrimonio. Una volta scoperta la sua ubicazione, la banda di ladri dovrà darsi da fare, visto che trasportare migliaia di lingotti nascosti in un caveau sotterraneo non è un’operazione semplice da portare a termine passando inosservati.

La vicenda riprende diversi cliché della serie, al punto da far apparire il film come un more of the same in grado di offrire ben poco di nuovo. Goemon deve sottostare alle direttive di Rasputon – personaggio chiaramente ispirato al mistico russo consigliere dello zar – che gli ha sottratto la Zantetsuken, mentre Zenigata è inserito a forza all’interno di una storia in cui si poteva tranquillamente fare a meno di lui.

La qualità della sceneggiatura è decisamente discontinua, con passaggi forzati e scene improbabili che minano la credibilità dei personaggi. Tecnicamente, Il Tesoro degli Zar mostra un miglioramento dal precedente Ruba il Dizionario di Napoleone!, con un Osamu Dezaki più ispirato alla regia.

Il titolo originale di questo quarto special televisivo, Dalla Russia con Amore, è un riferimento esplicito al secondo film di James Bond, e all’omonimo quinto romanzo dell’agente segreto di Ian Fleming. In realtà ci sono ben poche affinità con quell’opera e il titolo italiano rispecchia meglio l’effettivo contenuto dello special animato, con numerosi collegamenti alla stirpe dei Romanov.

Il personaggio di Judy, che inizialmente sembra l’ennesima spalla femminile inserita soltanto per permettere al protagonista di flirtare, si rivela una discendente di Anastasia in grado di movimentare l’epilogo, fino a un commiato forse troppo buonista.

Il malvagio Rasputon è la figura più intrigante del cast, pronto a sfruttare i suoi poteri divinatori per spillare soldi a uomini potenti, che minaccia infilando dita all’interno del loro cranio e riuscendo addirittura a rompere costole a mani nude; inizialmente, i suoi due scagnozzi sembrano molto stereotipati, ma nel corso della vicenda riescono a sorprendere per la svolta di cui sono protagonisti.

 

CHRONO LUPIN III: