Motorgirl, pagina 18

Terry Moore ha ideato Motor Girl più di dieci anni fa con l’intenzione di realizzarlo subito dopo la conclusione di Strangers in Paradise; si tratta del suo fumetto più breve, all’apparenza concepito per dedicarsi a qualcosa di più leggero, a seguito della chiusura della sua opera più imponente. Gli elementi sono quelli di un nerd-divertissement: una ragazza giovane, carina e sporca di olio per motori che gestisce uno sfasciacarrozze; un gorilla parlante come assistente; una navicella aliena che precipita in un’area sperduta del Nevada; e misteriosi uomini vestiti di nero determinati a gestire la situazione a modo loro.

Se Strangers in Paradise presentava delle venature thriller, Rachel Rising era un horror ed Echo una vicenda da action movie, qui l’autore si cimenta con la fantascienza. Motor Girl si inserisce perfettamente nella bibliografia di Moore per i toni del racconto, le tipologie di personaggio che scendono in campo e le tematiche trattate.

Prima di occuparsi di vecchi veicoli nel mezzo del deserto nordamericano, Samantha ha combattuto in Iraq perciò è perfettamente in grado di difendersi da sola. Inizialmente, sembra fin troppo simile alle forti protagoniste femminili degli altri fumetti dell’autore, ma nel corso della storia svilupperà una forte identità, grazie soprattutto a un toccante approfondimento che sfrutta al meglio le pagine a disposizione.

La trama è semplice, una via di mezzo tra E.T. l’extra-terrestre e un film d’avventura del sabato pomeriggio, ma, come le migliori opere d’intrattenimento, Motor Girl è un fumetto dotato di un nucleo emotivo in grado di toccare il cuore dello spettatore, grazie ad alcuni retroscena commoventi e a ingegnosi parallelismi tra passato e presente, tra problemi “realistici” ed elementi surreali.

Motorgirl, pagina 19

Gli alieni sono tratteggiati come buffi ometti verdi, un approccio cartoonesco e stilizzato – vicino al Moore di SIP Kids – che lascia intendere quanto l’aspetto fantascientifico del racconto non debba essere preso troppo sul serio; viene infatti utilizzato come espediente per mostrare altro, per mettere i personaggi nella situazione di affrontare gli spettri del proprio passato. Il fumettista americano riesce come sempre a far affezionare rapidamente il lettore anche ai comprimari, tra i quali spicca l’anziana Libby, un’adorabile vecchietta proprietaria del terreno su cui lavora Samantha.

Dal punto di vista artistico, le tavole sono più semplici rispetto a quelle a cui Moore ci ha abituati nelle opere precedenti: non che siano meno curate, ma sono state evidentemente realizzate con un tratto più grezzo, meno ricercato. Questa immediatezza visiva offre passaggi di dosata spettacolarità così come altri di maggior intensità emotiva, quando la mano del disegnatore si sofferma più a lungo su una manciata di vignette per evidenziare una scena o un momento chiave dell’intreccio.

Sappiamo che i personaggi di Motor Girl torneranno presto sulle pagine di Strangers in Paradise XXV come pedine dell’universo condiviso che Moore ha rivelato di star sviluppando per unire tutte le sue opere. In questo senso, l’epilogo del volume, edito da BAO Publishing, risulta una perfetta chiusura della storia, ma allo stesso tempo potrebbe anticipare una sorprendente rivelazione sull’identità della protagonista, un cliffhanger silenzioso per il quale non ci resta che attendere ulteriori sviluppi…