Nella regione di Mӓlaren, Svezia, venne costruito uno dei più grandi acceleratori di particelle circolari del mondo. Alimentando fantasie e paure della popolazione locale, il Loop è stato attivo dall’estate del 1970 fino al 1994, anno in cui l’intero progetto venne definitivamente accantonato. Andando oltre l’impatto economico, sociale e paesaggistico che un’iniziativa di tale portata può provocare in un determinato tessuto urbano, ciò che resta impresso nell’immaginario collettivo è la moltitudine di bizzarrie e aneddoti legati agli esperimenti condotti sulla Fisica delle Particelle; in particolare, il Loop ha esercitato un grande fascino sui bambini e sugli adolescenti che a cavallo degli anni ’80 e ’90 vivevano le loro avventure in questo fantastico scenario naturalistico.

Proprio uno di questi ragazzi, Simon Stålenhag, ha deciso di condividere tutti i ricordi – suoi e delle persone con le quali ha vissuto quella spensierata stagione – raccogliendoli in un volume dal titolo Loop, pubblicato in Italia da Oscar Ink. Oggi Stålenhag è un affermato artista e concept designer che ha costruito buona parte della sua fortuna proprio grazie a sublimi illustrazioni sci-fi innestate nella splendida cornice scandinava degli eighties. Grazie al contributo offerto dalle persone a lui vicine – in particolare il suo amico d’infanzia Olof – e ai documenti ufficiali diffusi dai diretti interessati, Stålenhag dà forma e sostanza alle suggestioni che ne hanno caratterizzato la tenera età.

Come spesso accade, il potere dell’immaginazione trasforma il banale racconto, lo colora con sfumature impensabili e lo sfrutta per creare un mondo futuristico: immersa nelle suggestive isole del Mӓlaren, la realtà di Loop è popolata da esseri umani, robot artropodi e dinosauri. Tra squarci temporali e strambi avvenimenti, questo fumetto mantiene la struttura di un artbook fantascientifico, corredato da studi preparatori, approfondimenti e altre chicche che permettono di esplicitare la vera natura delle ammalianti tavole.

Ognuno dei robot artropode, delle macchine avveniristiche o delle imponenti architetture industriali è legato a un particolare episodio della vita dell’autore, narrato con tono confidenziale, a tratti diaristico. In bilico tra realtà e finzione, i racconti brevi offrono molteplici e interessanti spunti che ampliano la natura dell’opera e rappresentano il vero valore aggiunto di Loop: sfogliandone le pagine, infatti, si avverte forte la sensazione di trovarsi di fronte a un world building di imponenti dimensioni e non solo a una semplice – per quanto suggestiva e riuscita – raccolta di immagini.

Ammirando lo studio e la ricerca dietro alla realizzazione di robot o di navicelle, si resta stupiti per l’ingegno e la cura minuziosa riposta in fase progettuale, tanto da portare alla nascita di un manuale RPG. Insomma, le basi per la creazione di un universo narrativo sono state gettate e i presupposti per l’inizio di un’epopea sci-fi in cui si intrecciano la fascinazione per il mistero (i segreti nascosti dietro le ricerche del Loop), complotti, ed esseri o tecnologie futuristiche dai tratti spettacolari sono presenti e vividi.

Il tutto, ovviamente, è visto attraverso lo sguardo innocente dei bambini. D’altronde, la poetica di Stålenhag è tesa proprio a valorizzare la componente nostalgica del racconto, a lasciar emergere quel fanciullino che prende capannoni dismessi o veicoli abbandonati per trasformarli in macchine provenienti – forse – da altre epoche o da altri luoghi. Nel creare le sue illustrazioni, l’artista si affida al suo stile decadente e malinconico, esaltato da colorazioni digitali suggestive e intense.

Nel 2018, Oscar Ink pubblicherà il secondo volume di Stålenhag legato a questo progetto, Flood (Things from the Flood), ideale proseguimento di questa impressionante costruzione. La voglia di proseguire nella scoperta di nuove fantastiche avventure è tanta, soprattutto in un periodo in cui il genere sta tornando prepotentemente alla ribalta in diversi media.