Nel Texas della seconda metà dell’800, il governo ha avviato alcune campagne di esplorazione del territorio per portare alla luce le sue bellezze, nel tentativo di invogliare sempre più persone a trasferirsi in quella terra di frontiera. Tra queste spedizioni c’è anche un insolito terzetto: Oscar, fotografo irlandese che sembra essere in fuga da un passato misterioso; il signor Stingley, un mecenate intento a censire i nativi per i suoi loschi piani; e il giovane garzone tuttofare Milton. Le loro azioni sono osservate con attenzione da uno strano cowboy e da un indiano silenzioso…

Seguendo il cammino dei tre tra praterie e canyon, assistiamo a un western moderno, caratterizzato dai vasti paesaggi incontaminati che in qualche modo definiscono questo genere. Se siete appassionati di John Ford, Sergio Leone e Tex Willer non significa automaticamente che questo volume vi piacerà, perché dotato di un approccio originale e revisionista alle storie ambientate nel Far West, seppur costruito sulle fondamenta tematiche dei grandi classici.

Un elemento essenziale dei western è senza dubbio la frontiera, un confine territoriale che spinge i protagonisti ad affrontare un viaggio, un cambiamento; questo passaggio geografico è spesso un segnale di un’evoluzione nella società, nella morale e nei personaggi, ed effettivamente L’odore dei ragazzi affamati è innanzitutto una storia di trasformazione, di corpi e di mentalità.

È questo un racconto moderno, che tocca tematiche a cui ormai siamo abituati in opere di narrativa contemporanea, qui immerse in un’epoca e in un contesto inusuali. La sceneggiatrice Loo Hui Phang costruisce figure elaborate, con segreti destinati a salire a galla e rapporti sempre più complessi, tra stretti legami e tensioni che sfoceranno in veri e propri scontri.

A rendere ancor più atipico questo fumetto c’è l’elemento onirico e surreale, utilizzato come strumento per veicolare una definitiva mutazione, un’accettazione della propria identità, attraverso aspetti intimi del proprio animo che non è stato semplice riconoscere. Il desiderio represso e la volontà di abbracciare i propri sentimenti sono ostacoli in un mondo popolato da algidi mandriani, ma lentamente riescono a farsi largo e diventare il vero fulcro dell’opera.

Frederik Peeters riesce a trovare un approccio efficace per una storia saldamente ancorata al realismo dei suoi protagonisti, nonostante questo aspetto debba farsi largo tra cavalli imbizzarriti e creature demoniache. Le accurate fisionomie dei personaggi, le linee dei corpi e le espressioni facciali sono valorizzate dal formato del volume, che BAO Publishing propone in Italia in un’edizione analoga all’originale francofona di Casterman.