Davvero coraggiosa e particolare la decisione di incentrare la prima pellicola del Marvel Cinematic Universe su Iron Man, un eroe mai apparso in precedenza in un film in live action, sia sul grande che sul piccolo schermo. Anche se qualche tentativo c’era già stato.

 

 

Iron Man

Nel 1990, infatti, gli Universal Studios acquisiscono dalla Marvel i diritti di sfruttamento cinematografico del personaggio con l’intenzione di produrre un film a basso budget da far dirigere a un regista specializzato in pellicole horror, Stuart Gordon.

Il progetto tuttavia rimane ai blocchi di partenza e sei anni dopo la 20th Century Fox ne rileva i diritti, mettendo in pre-produzione uno script co-sceneggiato da Jeff Vintar e nientemeno che da Stan Lee. Anche se nessun attore viene provinato in via ufficiale, sia Tom Cruise che Nicolas Cage si dimostrarono interessati al ruolo di Tony Stark.

Nel 1999, dopo una revisione della prima sceneggiatura, tutto sembra pronto a partire ed è anche stato individuato un possibile regista, nientemeno che Quentin Tarantino. Tuttavia, la Fox si accorge che ha ormai messo in produzione fin troppi film incentrati sui supereroi e decide di rinunciare a questo adattamento, vendendo a dicembre i diritti alla New Line Cinema.

Nel luglio 2000 una nuova prima bozza di sceneggiatura, scritta da Ted Elliot e Terry Rossio e revisionata da Tim McCanlies, è pronta e viene contattato Joss Whedon come possibile regista. Tuttavia, nulla si muove in concreto fino alla fine del 2004, quando la New Line contatta Nick Cassavetes per dirigere la pellicola e viene conclusa una nuova bozza di sceneggiatura scritta da Alfred Gough, Miles Millar e David Hayter.

In questa storia l’industriale Tony Stark, un ex prigioniero di guerra del Vietnam e alcolizzato, si ritrova a dover affrontare suo padre, il quale si è arricchito alle sue spalle rubando i suoi progetti e tramutandoli in armi letali, a partire da due armature ultramoderne. Nel conflitto finale Howard Stark diventa War Machine, ma ha infine la peggio contro suo figlio.

L’accordo con Cassavetes, però, non viene mai finalizzato e, insoddisfatta di questa lunga fase di produzione, nel 2005, la New Line riconsegna i diritti di sfruttamento alla Marvel, la quale decide di ripartire da zero, poiché i precedenti progetti si sono allontanati troppo dalla visione originaria del personaggio.

La pre-produzione inizia in via ufficiale nell’aprile del 2006, quando Jon Favreau – rimasto in buoni rapporti con Avi Arad dopo averlo incontrato sul set di Daredevil – viene scelto come regista.

 

Iron Man

 

Il processo di completamento della sceneggiatura è alquanto macchinoso, poiché vengono preparate due diverse bozze: la prima a opera di Art Marcum e Matt Holloway, la seconda per mano di Mark Fergus e Hawk Ostby. Favreau unisce questi due script di modo da formare un’unica sceneggiatura, la quale viene revisionata da John August.

Dopodiché viene chiesta la consulenza di alcuni editor e sceneggiatori Marvel, tra cui Axel Alonso e Brian Michael Bendis. Quest’ultimo scrive personalmente la scena finale, tre fitte pagine di dialogo tra Tony Stark e Nick Fury: la produzione però ne effettua un drastico taglio, scegliendo le battute più significative – poco meno di una decina – che compaiono nel montaggio finale. Non c’è da stupirsi dunque se, all’inizio delle riprese, non vi sia ancora una versione definitiva, tanto che alcuni dialoghi vengono improvvisati sul set dai vari attori.

Per il ruolo del protagonista, in prima battuta, Favreau pensa di selezionare un attore poco noto, cambiando tuttavia rapidamente idea e indirizzando la sua scelta verso Robert Downey Jr., un attore che, come l’eroe della Marvel, ha avuto i suoi tormenti e demoni interiori.

Nato a New York nel 1965 e figlio d’arte (il padre era un regista, la mamma un’attrice), Robert John Downey Jr. cresce in un ambiente familiare travagliato in cui le droghe leggere circolano liberamente e persino Downey Sr. permette che suo figlio ne abusi ancor prima che diventi maggiorenne.

Downey Jr. inizia a recitare fin da bambino in alcune pellicole dirette dal padre e, a seguito del divorzio dei suoi genitori, abbandona gli studi universitari per perseguire a tempo pieno la carriera di attore.

 

Iron Man

 

Negli anni ’80 compare in numerose commedie di successo, ma un primo riconoscimento arriva solo nel 1992, quando, grazie alla sua interpretazione nel film Chaplin, ottiene una candidatura al premio Oscar. Questo gli apre le porte anche a pellicole dal grande impatto drammatico quali Natural Born Killers o Short Cuts (America Oggi).

Downey Jr., tuttavia, continua ad avere problemi di tossicodipendenza e questo lo porta, a partire dal 1996, a subire numerosi fermi di polizia e, in un paio di occasioni, dovute a una mancata collaborazione con gli organi giudiziari, addirittura a finire in prigione per quasi un anno.

Nel 2000, l’attore entra a far parte del cast della serie televisiva Ally McBeal, portandola al successo grazie anche alla sua presenza scenica, ma nuove beghe giudiziarie e un ulteriore arresto nell’aprile 2001 convincono i produttori del serial a licenziarlo in tronco.

Consapevole infine di star gettando via la sua carriera, la sua vita e di rischiare una seconda e più lunga incarcerazione, Downey Jr. decide di ricominciare da zero. Dopo un anno di riabilitazione, ritorna sul grande schermo con piccole parti o partecipando a film semi-indipendenti, dal momento che le compagnie di assicurazione delle varie pellicole sono talvolta esitanti a rilasciare una polizza nei suoi confronti.

 

Iron Man

 

Con costanza e pazienza, tuttavia, l’attore risale la china fino a essere incluso nel cast di Kiss Kiss Bang Bang, di Shane Black, e Zodiac, di David Fincher, pellicole che gli donano una rinnovata visibilità e ammirate da Favreau, spingendolo a selezionare Downey Jr. Il primo passo di una vera e propria rinascita artistica.

Qualcuno, però, non è d’accordo con questo casting: i dirigenti dei Marvel Studios, preoccupati dal tormentato passato dell’attore. Più volte Favreau difende la sua scelta e altrettante volte riceve un rifiuto, ma alla fine riesce a convincere anche i più scettici della bontà di questa decisione, supportata dalle innate doti di attore di Downey Jr. e di quanto la sua storia personale possa rispecchiarsi in quella di Tony Stark.

Per il ruolo di Pepper Potts, viene selezionata – dopo un rifiuto di Rachel McAdams – Gwyneth Paltrow. L’attrice è reduce dalla nascita del suo secondo figlio, evento per cui si è presa un momento di pausa dalle grandi produzioni dopo l’immenso successo di Shakespeare in Love. Gwyneth vuole prendersi un intero anno di pausa per occuparsi a tempo pieno del neonato, ma Favreau e Downey Jr. riescono a convincerla a dare una chance alla pellicola. Inoltre, gli studios dove vengono effettuate le riprese, a Los Angeles distano solo quindici minuti dalla sua abitazione, permettendole dunque di tornare a casa ogni sera per stare insieme alla sua famiglia.

Per prepararsi al ruolo, Gwyneth si fa spedire dalla Marvel Comics i fumetti più significativi con protagonista Pepper Potts, rimanendo conquistata dalla sua indipendenza, come donna sia in carriera che nella società.

 

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Per il ruolo di James Rhodes, viene selezionato anche prima del casting di Downey Jr. Terrence Howard. Favreau visualizza l’attore già nel ruolo di War Machine per il sequel e dunque per questo viene scelto. Per calarsi nella parte, Howard visita nel marzo 2007 la Nellis Air Force Base, dove interagisce con i piloti ed esamina alcuni velivoli.

Per il ruolo del villain, Obadiah Stane, viene selezionato Jeff Bridges. Favreau e la produzione non hanno dubbi al riguardo e non provinano altri attori. Bridges è inoltre un fan dei fumetti di Iron Man sin da quando era bambino. Per essere il più possibile simile alla sua controparte cartacea, Bridges si rasa i capelli a zero, pur non essendogli questo stato richiesto dalla produzione.

In origine è prevista una piccola parte destinata a un agente dello S.H.I.E.L.D. senza nome (nella sceneggiatura originaria è indicato semplicemente come “L’Agente”). L’attore che viene scelto per interpretarlo, tuttavia, Clark Gregg, dimostra una grande sintonia con i colleghi, in particolar modo Gwyneth Paltrow. Vengono così aggiunte più scene che lo vedono protagonista e gli viene infine dato un nome, Phil Coulson.

In un piccolo, invisibile, ma destinato a divenire significativo, ruolo vi è anche Paul Bettany. Sua è infatti la voce dell’intelligenza artificiale J.A.R.V.I.S. Favreau gli chiede questo favore, avendo i due recitato insieme nel film Wimbledon. Bettany, non avendo idea di cosa stia facendo e a quale film stia lavorando, registra tutte le sue battute in un paio d’ore.

 

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Nella scena finale compare il personaggio di Nick Fury. Ad interpretarlo viene chiamato Samuel L. Jackson. Un casting obbligato, oseremmo dire, dato che il volto dell’attore è stato usato come riferimento per il Nick Fury dell’Universo Ultimate (e solo dopo assenso di Jackson stesso). Favreau riserva infine per sé il ruolo di Happy Hogan.

Nelle idee originarie è previsto come villain anche il Mandarino, ma non trovando un’idea adatta per attualizzare il personaggio sul grande schermo (si pensa all’inizio di renderlo un terrorista indonesiano) senza violare il politically correct e risultare al contempo credibile, l’idea viene scartata e tenuta da parte per successivi film.

Le riprese iniziano in via ufficiale il 12 marzo 2007 presso gli studios situati a Playa Vista, in California. Favreau non vuole infatti che l’ambientazione sia quella newyorchese tipica dei fumetti Marvel, in quanto fin troppi film di supereroi sono stati girati lì. Le riprese, tra aprile e maggio, si spostano poi alla Edwards Air Force Base, per concludersi infine al Ceasar’s Palace di Las Vegas verso la fine di giugno.

Durante le riprese, l’unico serio problema è rappresentato dalla sceneggiatura “incompleta” del film e dalla conseguente, eccessiva improvvisazione dei vari attori coinvolti, in primo luogo Robert Downey Jr. Inoltre, Favreau non lega molto con Terrence Howard, rimanendo insoddisfatto della sua recitazione e del suo impegno nel progetto.

 

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Le armature utilizzate, compresa quella di Iron Monger, vengono realizzate da Stan Winston, uno dei suoi ultimi incarichi professionali prima della sua morte. Per i design, Favreau chiede a Winston di ispirarsi ai concept di Adi Granov, senza sapere però che appartengono a questo disegnatore. Granov si accorge di ciò visualizzando la pagina MySpace del regista e lo contatta facendoglielo notare. Favreau dunque lo accoglie nella produzione e gli fa realizzare il design dell’armatura finale di Iron Man, la quale viene rifinita in ultima battuta da Phil Saunders. Quest’ultimo realizza anche un concept per una possibile armatura di War Machine, scartata tuttavia in fase di pre-produzione.

L’incontro tra Favreau e Granov porta a una collaborazione tra i due anche sulle pagine dei fumetti, seppur di breve durata: una miniserie di quattro numeri intitolata Iron Man: Viva Las Vegas, pubblicata nel 2008. A causa dei molteplici impegni del regista, tuttavia, solo due dei quattro numeri previsti vengono pubblicati e il progetto viene infine annullato.

Per la fase di post-produzione, Favreau si affida alla Industrial Light & Magic per gli effetti visivi e a due altre compagnie (The Orphanage e The Embassy) per alcuni effetti digitali aggiuntivi. Per lo score musicale viene assunto il compositore Ramin Djawadi, che si propone alla produzione essendo un fan del personaggio di Iron Man.

Iron Man esce nei cinema a livello internazionale il 30 aprile 2008. Con un budget investito di 140 milioni di dollari, la pellicola arriva a incassarne a livello mondiale circa 585 milioni. Il primo film e il primo grande successo del Marvel Cinematic Universe: il primo mattone di un edificio che negli anni avrebbe assunto proporzioni sempre più consistenti.

 

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