Dylan Dog 377: Non umano, anteprima 01

Dopo ben quattro anni di assenza (Dylan Dog 330: La magnifica creatura, febbraio 2014) torna ai testi del mensile dell’Indagatore dell’Incubo uno scrittore ben noto ai frequentatori di Craven Road 7, Giancarlo Marzano. È invece un esordio quello di Giulio Camagni, artista che abbiamo già apprezzato nella saga Il Pianeta dei Morti (Speciale Dylan Dog 30: La fine è il mio inizio, settembre 2016), di Alessandro Bilotta.

La storia a cui danno vita lo scrittore torinese e il disegnatore di origini friulane si inserisce in uno dei filoni tematici più caratteristici della creatura di Tiziano Scalvi, quello socialmente impegnato che affronta problematiche di scottante attualità; uno dei migliori esempi ce lo hanno recentemente regalato Emiliano Pagani e Daniele Caluri con La fiamma (Dylan Dog 373, settembre 2017).

Non umano rientra pienamente in tale ottica, anche se rispetto alla prova dei Paguri assume un taglio più romanzesco e fantastico. Marzano confeziona un ottimo soggetto e sfoggia una sceneggiatura eccellente, producendosi in una delle sue migliori performance sull’Old Boy. Camagni, dal canto suo, infonde nelle tavole un’intensità e una naturalezza talmente incisive da sembrare un habitué della testata. I contrasti decisi dei suoi bianchi e neri, così come il segno mai completamente netto e capace in pochi tratti di catturare l’essenza di un’atto o di una situazione, lo avvicinano ai grandi nomi che hanno fatto la fortuna del personaggio.

L’episodio non manca di legarsi a una continuity sempre più rilevante, che esploderà nell’atteso “Ciclo Meteora” del prossimo autunno. Emblematico il colpo di scena della pagina conclusiva, che svela un elemento determinante del profilo del Soprintendente. L’enigmatica figura di cui sentiamo parlare da sempre e che solo nel nuovo corso (Dylan Dog 338: Mai più, ispettore Bloch, ottobre 2014) ha mostrato le proprie sembianze, presumibilmente giocherà un ruolo cruciale negli sviluppi futuri della serie.

Dylan Dog 377: Non umano, anteprima 02

Nello sfogliare Non umano è difficile non pensare ai tragici eventi di Macerata, avvenuti poco più di una settimana fa, con il raid di un sedicente neofascista contro alcuni africani; ci si rende immediatamente conto della potenza suggestiva di questo fumetto e della capacità straordinaria di Dylan Dog – inalterata, nonostante i trent’anni di vita editoriale – di riflettere i nostri tempi e i malanni sociali della società contemporanea.

La minaccia è rappresentato da un serial killer, una sorta di vampiro che sembra prediligere come vittime coloro che appartengono alle minoranze etniche e culturali di Londra“razze inferiori” verso le quali sfogare tutto il proprio odio e la propria violenza. È la metafora della mostruosità che racchiude un’ideologia siffatta, che viene espressa con grande impatto emotivo dalla copertina di Gigi Cavenago e ben sintetizzata nel titolo del volume.

Il razzismo è un malessere che può annidarsi ovunque, nascondersi in mezzo a chi ti sta a fianco per rivelarsi poi in tutta la sua brutalità e ferocia, trasformando chi ne è contaminato in una orrenda belva disumana; perché è difficile accettare razionalmente che chi possa condividere e perdersi in certe convinzioni abominevoli abbia lo stesso nostro DNA. Forse, come suggeriscono Marzano e Camagni nella loro evocazione narrativa, sarebbe più facile e rassicurante pensare che questi individui siano essi stessi membri di qualche altra razza, pericolosa e tanto lontana dalla nostra.