La Cospirazione dei Fuma

La Leggenda dell’Oro di Babilonia non ottenne il successo sperato nelle sale, e ciò ha causato un temporaneo arresto della produzione di lungometraggi cinematografici dedicati a Lupin III.

Il Ladro Gentiluomo era però ancora molto popolare in Giappone, e nel 1987 TMS decise di mettere in cantiere un OAV con un budget nettamente inferiore rispetto ai progetti per il grande schermo (anche se venne comunque proiettato brevemente nelle sale nipponiche in anteprima); a farne le spese furono soprattutto i doppiatori, visto che venne selezionato un cast vocale diverso da quello utilizzato fino a quel momento. Il pubblico giapponese rimase molto contrariato da questa scelta, che influenzò pesantemente l’accoglienza iniziale di La Cospirazione dei Fuma; si tratta di un unicum, visto che dopo questa “rivolta” venne ripristinato il cast originale già dal prodotto animato successivo.

Il sorprendente incipit mostra le nozze di Goemon con la giovane Murasaki Suminawa; la cerimonia viene però interrotta dai ninja del clan dei Fuma, intenzionati a mettere le mani sul tesoro della famiglia della ragazza custodito in un nascondiglio segreto. Lupin, Jigen e Fujiko sono sul posto con l’obiettivo di rubare un prezioso vaso contenente un indizio per trovare il tesoro, ma, dopo aver assistito al rapimento di Murasaki, dovranno aiutare l’amico a portare in salvo la sua futura sposa. Inizia così un avvincente scontro tra la banda del Ladro Gentiluomo e il clan dei Fuma, che si concluderà in una grotta ricca di meccanismi e trappole.

Non è un caso che guardando questo primo OAV di Lupin III torni alla mente Il Castello di Cagliostro: anche se Hayao Miyazaki non ha contribuito in alcun modo alla lavorazione, lo staff è composto da diversi animatori del neonato Studio Ghibli, tra i quali spicca il character designer Kazuhide Tomonaga.

L’atmosfera e il ritmo della narrazione sono simili all’avventura nel piccolo arciducato europeo, come sottolineato anche dall’utilizzo della classica giacca verde del protagonista (che però ha in macchina anche quella rossa, prestata a Murasaki). Altri elementi in comune piuttosto evidenti sono la forte espressività dei personaggi e le avvincenti scene d’azione; qui la Fiat 500 è protagonista di ben due rocamboleschi inseguimenti ispirati a quello di Cagliostro, uno dei quali ancor più esagerato e cartoonesco, con la piccola vettura italiana che sfreccia tra i corridoi e le stanze di edifici tradizionali giapponesi. Toccante e convincente anche il flashback che tramite un rapido montaggio mostra com’è nata la storia tra Murasaki e il timido samurai.

La vicenda è interamente ambientata in Giappone, ed è la prima volta che un lungometraggio di Lupin III non ha incursioni all’estero; gli scenari sono rappresentati con cura, creando un contesto suggestivo e fortemente caratterizzato.

Purtroppo in questa cornice risulta leggermente fuori luogo la colonna sonora dal taglio moderno di Kiyoshi Miyaura, compositore chiamato a sostituire l’amato Yuji Ohno per le sopracitate limitazioni di budget.

Particolarmente azzeccato il ruolo di Zenigata nella vicenda: inizialmente ritiratosi in un tempio come monaco a seguito dell’apparente morte di Lupin (un collegamento al finale della seconda serie del manga), quando scopre che la sua nemesi è ancora viva, il trasporto emotivo è evidente per l’entusiasmo di poter ricominciare l’eterno inseguimento tra gatto e topo, destinato a durare ancora per decenni…

 

CHRONO LUPIN III: