La Leggenda dell'Oro di Babilonia

Se Il Castello di Cagliostro riprendeva i toni della prima serie animataLa Pietra della Saggezza era più simile alla seconda, La Leggenda dell’Oro di Babilonia ripropone la versione del Ladro Gentiluomo in giacca rosa vista in Lupin, l’Incorreggibile Lupin, completando un’ideale trilogia cinematografica parallela alle avventure sul piccolo schermo.

Il film inizia con un prologo di ben venti minuti, nel quale viene messo in scena un rocambolesco inseguimento tra Lupin e Zenigata all’interno di un mirabolante casinò/luna park; si tratta di un divertissement – slegato da quella che poi sarà la vicenda principale – composto da sequenze slapstick esagerate, degno delle scorribande tra Tom e Jerry o Wile E. Coyote e Beep Beep. La trama prende poi il via dall’incontro con Rosetta, una vecchietta svampita che fa insistenti avance a Lupin, ma che soprattutto gli rivela alcuni indizi utili per trovare la Torre di Babele. Comincia così uno sconclusionato giro per il mondo, nel quale la banda di malviventi si ritrova a viaggiare tra New York, Parigi e Babilonia.

In realtà la natura criminale dei protagonisti è decisamente annacquata, cosa che li rende di fatto dei cercatori di tesori, ostacolati da delinquenti più spietati e pericolosi di loro. Il film pare in qualche modo voler ricreare l’atmosfera delle pellicole di Indiana Jones (all’epoca erano da poco usciti i primi due film della saga), riuscendo anche ad anticipare alcuni elementi presenti nelle successive avventure del celebre archeologo. La stessa struttura narrativa sembra voler scimmiottare la suddivisione interna dei film di Spielberg, ma il modo in cui vengono presentate le diverse situazioni non è altrettanto elaborato e, a causa di collegamenti labili, si ha quasi l’impressione di guardare cinque differenti episodi della serie televisiva.

Il film è incentrato principalmente su Lupin e Fujiko, tanto mostrare nel finale uno dei rari baci appassionati tra i due, laddove solitamente la ragazza stuzzica lo spasimante senza concedersi. L’ispettore Zenigata si ritrova al comando di una squadra di poliziotte di varie nazionalità, tra le quali c’è anche una cinese che farà battere il cuore del timido Goemon. La vera minaccia dovrebbe però essere costituita dal mafioso Marciano e dai suoi gangster, come l’agguerrito Kowalski, in grado di tenere testa a Jigen grazie al suo lanciafiamme; si tratta di avversari poco carismatici, soprattutto se confrontati con Mamoo e Cagliostro dei precedenti film, in grado a malapena di sostenere un episodio dell’anime sul piccolo schermo, figurarsi una vicenda della durata di un’ora e quaranta minuti.

La conclusione riesce a sorprendere con un elemento fantascientifico, ma questa deriva non rilevante quanto quella di La Pietra della Saggezza, risultando poco più di un deus ex machina forzato. È un peccato, perché l’idea di associare la figura di Rosetta alla Cometa di Halley era buona – soprattutto considerando il passaggio del corpo celeste vicino alla Terra pochi mesi dopo l’originale proiezione nei cinema – ma il modo in cui questa risoluzione viene presentata non la valorizza.

Sul fronte tecnico, La Leggenda dell’Oro di Babilonia è un prodotto mediocre, tanto nel character design dei personaggi, quanto nelle animazioni e nei fondali poco curati; buona invece la colonna sonora di Yuji Ono, anche se non è sufficiente a salvare un film troppo leggero e superficiale che impallidisce al confronto dei suoi predecessori.

L’accoglienza del pubblico mise una pietra tombale sul Lupin in giacca rosa, già allora il meno apprezzato dopo la terza serie televisiva, addirittura interrompendo le avventure cinematografiche del ladro gentiluomo per un decennio. In questo lasso di tempo ebbe però inizio il nuovo filone degli special televisivi, come vi racconteremo nella prossima puntata di Chrono Lupin!

 

CHRONO LUPIN III: