Il secondo appuntamento con The Don Rosa Library: Zio Paperone e Paperino potrebbe sembrare un numero di passaggio, visto che la maggior parte del sommario è composta da storie brevi, tra ten pages o addirittura gag che si sviluppano in un paio di tavole; anche in questi episodi, divertenti ma meno elaborati dal punto di vista narrativo, si possono però trovare elementi preziosi per aggiungere alcune pennellate al ritratto di Don Rosa che questa collana sta portando avanti a cadenza mensile.

Come ammette lo stesso autore del Kentucky, i fumetti brevi non sono tra i suoi più riusciti, visto che preferisce dedicarsi ad avventure epiche; per cui è difficile trovare nelle sue storie il vicino di casa Jones o i tre nipotini in versione pestifera, trattandosi di personaggi utilizzati da Carl Barks nel suo periodo più “leggero”. Al tempo stesso, quando Rosa si cimenta con zuffe di questo tipo è impossibile non notare un tocco personale e graffiante rispetto allo standard disneyano: si veda la casa distrutta di Paperino e i pasticci… di zucca, o quello che Qui, Quo e Qua devono sopportare in Paperino e la punizione con stile.

La presunzione di cui Rosa viene accusato da molti lettori e colleghi è evidente nei retroscena di Paperino e il sogno spaziale: non comprendendo le motivazioni per cui i protagonisti delle due tavole sceneggiate da Gary Leach avrebbero dovuto viaggiare nella galassia come astronauti, il disegnatore modifica la prima vignetta rendendo tutto un sogno, così da far rientrare anche questo racconto nella sua personale logica; i Paperi di Barks non sono personaggi fiabeschi sospesi nel tempo, secondo Rosa, che nei suoi primi anni di carriera evitò accuratamente qualunque elemento che potesse contraddire quest’idea, iniziando anche a costruire una cronologia coerente.

La componente redazionale è meno ricca del volume precedente, ma rimane comunque un valore aggiunto fondamentale per la testata, lasciando nel lettore buone aspettative per i numeri successivi, quando si entrerà nella fase più intensa della produzione donrosiana.

Peccato per l’introduzione di Zio Paperone in forma per il fisco, nella quale l’autore si domanda divertito come il gioco di parole finale verrà tradotto nelle varie lingue; purtroppo, però, non viene citata la frase originale, un contenuto utile per apprezzare meglio la battuta, soprattutto considerando che l’adattamento italiano in questo caso non può rendere l’efficacia della gag.

C’è però una storia più elaborata in questo secondo numero della Don Rosa Library, ed è una delle più amate dai lettori: Zio Paperone e l’ultima slitta per Dawson. Dopo aver raccontato un viaggio esotico e un rocambolesco furto dei Bassotti, il terzo fumetto lungo è un ritorno alle origini, un’epopea che riporta Paperone nel Klondike, dove ha vissuto i suoi anni da cercatore d’oro. Tra flashback e sorprendenti ritorni, il papero miliardario mostra ancora una volta la sua profonda umanità, un risultato non così facile da raggiungere senza contraddire la sua caratterizzazione.