Il Castello di Cagliostro

Il secondo lungometraggio dedicato a Lupin III arriva nei cinema giapponesi nel dicembre 1979, a un anno esatto da La Pietra della Saggezza, ed è una tappa fondamentale dell’animazione nipponica in quanto segna l’esordio sul grande schermo di Hayao Miyazaki. Il film, prodotto con lo stesso budget del precedente, non raccoglie un risultato ugualmente soddisfacente al botteghino, anche se al debutto molti già lo considerano il miglior anime mai realizzato, e con il tempo diventerà un titolo cult di fama internazionale.

Dopo essersi accorti di aver rubato dal casinò di Montecarlo una grande quantità di denaro falso, Lupin e Jigen decidono di recarsi nell’Arciducato di Cagliostro, dove pare vengano stampate le banconote contraffate. Appena giunti nel piccolo staterello, in un rocambolesco inseguimento in macchina salvano una misteriosa ragazza vestita da sposa braccata da alcuni individui in nero. La fanciulla è Clarisse, Duchessa di Cagliostro costretta a sposare un lontano parente che ha governato il Paese dalla morte dei suoi genitori. L’intervento del ladro gentiluomo rovinerà i piani del perfido Conte e porterà alla luce il sorprendente tesoro di Cagliostro.

Monkey Punch, creatore del personaggio, apprezza molto Il castello di Cagliostro ma dichiara:

 

Il mio Lupin non avrebbe mai salvato Clarisse, io gliel’avrei fatta violentare.

 

Effettivamente questo lungometraggio animato è uno spartiacque nella produzione del ladro gentiluomo, tanto riuscito e affascinante (anche quarant’anni dopo) quanto poco fedele alla caratterizzazione originale. Miyazaki, infatti, approfitta di questa occasione per scrivere e dirigere un film molto personale, iniziando a sviluppare molti elementi della poetica che poi svilupperà all’interno dello Studio Ghibli. Cagliostro è una sintesi dell’estetica europea tanto cara al regista, omaggiata anche dalla FIAT 500 gialla del protagonista, a sostituire le vetture decisamente più vistose e ingombranti che era sempre stato solito guidare.

Lupin è diventato un eroe romantico, Jigen il fedele amico, Goemon un simpatico samurai taciturno, mentre Fujiko viene resa una spericolata avventuriera, evitando ogni riferimento alla sua sensualità e sugli atteggiamenti da femme fatale spesso utilizzati per raggiungere i suoi scopi; l’Ispettore Zenigata è probabilmente il personaggio la cui caratterizzazione trae il maggior beneficio da questo revisionismo miyazakiano, liberandosi dall’ossessione isterica per Lupin che aveva sviluppato nelle serie televisive per tornare a essere un integerrimo poliziotto degno di rispetto e non più uno sfortunato contrappunto umoristico.

Il Castello di Cagliostro

Il regista è consapevole di attuare un cambiamento drastico nel protagonista e lo dichiara esplicitamente: in un flashback, Lupin racconta delle prime scorribande, rendendo di fatto tutte le avventure della prima serie (quella “dalla giacca verde”) qualcosa di antecedente, in cui il suo comportamento dissoluto è da considerarsi un peccato di gioventù; si tratta di un’operazione di alleggerimento con la quale dovranno fare i conti tutte le opere successive di Lupin III, visto che sarà impossibile ignorare un film tanto apprezzato e popolare in tutto il mondo.

Al netto di questi aspetti che possono infastidire i fan più puristi, Il castello di Cagliostro è innegabilmente un ottimo film, con una trama avvincente e una gestione del ritmo pressoché perfetta, tra sequenze concitate, momenti più delicati e addirittura disturbanti. Difficile non affezionarsi a Clarisse o non desiderare di visitare Cagliostro, uno scenario costruito così minuziosamente da Miyazaki.

Sono numerosi i virtuosismi tecnici, dagli scontri tra i poliziotti e le guardie di corte al magnifico finale tra gli ingranaggi della torre dell’orologio. Uno degli elementi che caratterizzano le sequenze d’azione e la fisica cartoonesca, che permette al protagonista di compiere azioni sovrumane saltando baratri di decine di metri, guidando una 500 su una parete verticale o nuotando nell’aria a bracciate; sono momenti surreali e divertenti, costruiti con eleganza, in modo da non sminuire l’epica delle scene in questione e rendendole anzi ancor più memorabili.

Sottolinea il tutto la colonna sonora composta da uno Yuji Ohno in stato di grazia, dopo aver creato solo un paio d’anni prima il caratteristico tema jazz per la seconda serie televisiva che diverrà un tratto distintivo del personaggio.

Il delicato epilogo vede Lupin e Clarisse salutarsi con la promessa di rivedersi in futuro; si tratta di una battuta che sembra preparare terreno per un sequel che difficilmente ci sarà, considerando l’aura di perfezione di cui il film è permeato; in realtà un nuovo incontro tra i due ci sarà nel videogioco del 1997 Il castello di Cagliostro – Riunione, per Playstation, e molto probabilmente resterà l’ultima apparizione di Clarisse e del ducato.

 

Cagliostro

 

CHRONO LUPIN III: