20th Century Boys Co-Star

L’idea di proporre i fumetti realizzati dai mangaka Ujiki e Kaneko – personaggi dell’epico 20th Century Boys – poteva essere vincente: realizzare un prodotto correlato a un’opera tanto elaborata e amata dal pubblico era l’occasione per approfondirne certi aspetti e arricchirne l’universo narrativo, in modo simile a quanto visto in Watchmen con il “fumetto nel fumetto” I Racconti del Vascello Nero. Purtroppo il risultato finale è nettamente inferiore.

I fumettisti a cui è dedicato questo volumetto sono figure secondarie incontrate dai protagonisti della serie principale durante la lotta contro l’Amico; i due artisti esprimono la loro creatività per portare avanti la libertà di espressione, tenuta a freno dal regime del misterioso dittatore; sarebbe dunque legittimo aspettarsi fumetti scomodi, con contenuti che possano rispecchiare un animo sovversivo e rivoluzionario, ma non c’è nulla di tutto questo.

Gli episodi autoconclusivi di Co-Star attraversano differenti generi e ambientazioni pur conservando un’impronta da commedia adolescenziale ricca di fanservice, tra situazioni provocanti ed equivoci piccanti; in questo modo, l’addetta del regime dell’Amico può criticare gli autori, e per i successivi fumetti gli fornisce indicazioni che verranno inevitabilmente fraintese.

L’intento sembra quello di fare dei manga volutamente mediocri ricalcando gli stereotipi del medium, anche grafici: i volti hanno degli occhioni perennemente sgranati, cosa che non gioca a favore dell’espressività, mentre i protagonisti di tutte le storie si somigliano tra loro.

In copertina vengono accreditati come autori Naoki Urasawa e Ujiko Uijo, pseudonimo dietro al quale si nasconderebbero i due personaggi fittizi di 20th Century Boys… ma chi ha realmente scritto e disegnato i loro fumetti? Molto probabilmente dietro alla firma si cela un altro mangaka. Fatichiamo a credere che si tratti di un esercizio di stile dello stesso Urasawa, che avrebbe abbassato appositamente i suoi standard per realizzare un’opera qualitativamente discutibile; ma del resto, è quantomeno bizzarro anche solo associare queste storie brevi a un titolo prestigioso come 20th Century Boys.

I fan di Urasawa troveranno sollievo nelle pagine di raccordo disegnate da Urasawa, ma trattandosi di un paio di tavole tra un episodio e l’altro è davvero troppo poco per poter effettivamente costruire qualcosa che resti impresso nella mente del lettore. Il capitolo finale è però composto da una ventina di tavole realizzate dal mangaka, che riporta brevemente in scena Kenji e il gigantesco robot dell’Amico al fine di giustificare il collegamento tra questo tankobon e la serie principale.

Chiunque abbia letto anche solo una manciata di manga nella sua vita non troverà poi così originale 20th Century Boys: Co-Star, prodotto che avrebbe potuto salvarsi puntando su un approccio più parodistico. L’intento non sembra però essere questo; il che è un peccato, dato che l’idea era buona, ma tenendo conto del risultato finale possiamo consigliare questo volume esclusivamente ai fan completisti di Urasawa.