Mercurio Loi 7 La testa di Pasquino, anteprima 01Di mese in mese, Mercurio Loi continua a indagare i molteplici aspetti dell’animo umano muovendosi agevolmente in ogni genere narrativo che affronta.

Con diversi altri personaggi – ad esempio il Dylan Dog del Pianeta dei Morti – Alessandro Bilotta ha affrontato con cura il tema della memoria: il protagonista analizza le scelte compiute fino a quel momento tessendo un bilancio delle sue esperienze come un punto d’arrivo più che un punto di partenza per altre avventure. Fino ad ora, sulle pagine di Mercurio Loi la narrazione si è sempre tenuta ben ancorata al presente, ad eccezione di piccole fughe nella memoria dei personaggi; con La testa di Pasquino, settimo numero della testata pubblicata da Sergio Bonelli Editore, avviene qualcosa di profondamente diverso e il tema di cui sopra viene vissuto come il bilancio di un’esistenza facendosi motore narrativo della trama.

Per parlare delle storie che vedono protagonista Mercurio Loi si devono prendere in considerazione più livelli di lettura. Il primo, più immediato, rappresenta la vicenda in sé, raccontata mese dopo mese con una continuity diluita in ogni uscita. Sotto questo punto di vista, La testa di Pasquino racconta un evento che tocca la figura del professor Loi solo di striscio (almeno, così sembra), non vedendolo strettamente protagonista della vicenda. L’indagine tipica legata al personaggio si tinge con toni horror riferendosi all’archetipo (ormai classico) de Il cuore rivelatore, di Edgar Allan Poe: c’è un uomo in fuga da stanare ma, allo stesso tempo, c’è un doppio mistero da risolvere legato a un oggetto simbolico con un profondo significato narrativo. Un terzo livello di lettura si appoggia ai contenuti, legati in questo caso al tema della vecchiaia, non come fine della vita ma come chiusura più o meno inaspettata di un’era.

Mercurio Loi 7 La testa di Pasquino, anteprima 02

A causa di una tragica perdita, due personaggi hanno la necessità di fare i conti con il loro passato. La vita che li ha accompagnati fino a quel momento non può più essere perpetuata, e per questo diviene necessario prendere provvedimenti: il primo affronta la nuova realtà attraverso una chiave di lettura legata alla poesia, aspetto della vita che non lo ha mai abbandonato e che, ora più che mai, gli consente di fare i conti con la terza età, arrivata così all’improvviso; il secondo, invece, deve calarsi completamente nelle sue responsabilità, con gli strumenti propri della vita rigida condotta fino a quel momento. Due facce della stessa medaglia fatta di ricordi, rimpianti e senso di inadeguatezza: sensazioni viscerali che affondano nell’anima degli uomini.

Il tema della poesia si riflette anche nel modo in cui viene proposta la storia, godibile nella sua fluidità grazie ai meccanismi peculiari del Fumetto, che con i suoi fraintendimenti visivi e i giochi spaziali permette agli autori di muoversi agevolmente tra realtà e allucinazione. Un tema così sensibile fa toccare alla storia dei momenti profondamente emozionanti, tanto bui, in questo caso, quanto furono luminosi quelli malinconici visti nello scorso numero.

Massimiliano Bergamo e Nicola Righi raccontano con la stessa eleganza tutte le emozioni dell’albo, affidando alla memoria dei lettori alcune tavole di qualità decisamente alta che rispecchiano fedelmente la profondità di scrittura dell’opera.

Ancora una volta, con La testa di Pasquino, il fumetto definito un tempo “popolare” si arroga la responsabilità di proporre ai lettori un contenuto più vicino alla lirica che alla prosa, raccontando di mese in mese una macro-storia che va sorseggiata con una calma più affine alla meditazione che a quella dell’intrattenimento fine a se stesso.