La strana strategia psicocinetica

È il 1974, due anni dopo la conclusione del manga originale e della prima serie animata, quando Lupin III fa il suo esordio sul grande schermo con un film in live action prodotto da Toho.

Il lungometraggio diretto da Takashi Tsuboshima ha toni decisamente camp, e come adattamento è spesso oggetto di discussioni da parte dei fan del personaggio, qui reinterpretato in chiave demenziale. Grande assente è Goemon, visto che la squadra è ancora nella sua prima formazione, e addirittura ne viene raccontato l’incontro tra i diversi membri.

Nella prima scena del film, Lupin ruba l’automobile a una giovane coppia; mentre fugge con il bottino, incontra una bellissima donna di nome Fujiko Mine, prigioniera di un furgone cellulare diretto verso il carcere. La notte stessa, l’uomo la aiuta a evadere, con la speranza che per ringraziarlo lei si conceda, ma la ragazza lo inganna e riesce a fuggire dopo averlo lasciato privo di sensi.

Il ladro sfoggia un look utilizzato unicamente in questa occasione: un completo bianco, una “L” tatuata sul petto e un foulard al collo, quest’ultimo – forse – inserito come riferimento alle origini francesi della sua dinastia.

C’è qualcuno intenzionato a ricostruire l’impero dei Lupin: è il pistolero Daisuke Jigen, alla ricerca dell’ultimo discendente della famiglia, ma quando lo incontra si rende conto che non sembra avere alcun interesse per un piano così ambizioso e che è decisamente più attratto dal gentil sesso e da piccoli furti. Sulle sue tracce c’è anche l’Ispettore Zenigata, ma il suo ruolo è decisamente meno carismatico rispetto a quello delle sue controparti cartacea e animata: anche qui diventa rapidamente ossessionato da Lupin III ma il suo fascino è sminuito da due spalle comiche poco efficaci, due poliziotti impacciati che finiscono per ostacolare le sue operazioni.

Fujiko convince Lupin a rubare dei preziosi gioielli, ma ha già avvertito Zenigata, così da dare la colpa unicamente al ladro gentiluomo e poter fuggire indisturbata con la refurtiva.

Le sequenze di azione sono alquanto surreali, con balzi di quattro metri, corse velocizzate degne del Benny Hill Show e caotici inseguimenti che ricordano i corridoi con le porte di Scooby-Doo. Il finale, in realtà, cerca di alzare il livello della minaccia attraverso lo scontro con la famiglia Maccherone, un gruppo malavitoso che ha sterminato la dinastia dei Lupin e ora vuole uccidere anche l’ultimo superstite. Purtroppo, i toni con cui la vicenda viene portata avanti sono gli stessi del resto del film, per cui non c’è la minima sensazione di pericolo ma soltanto qualche risata sommessa.

Ci sono però alcuni momenti abbastanza divertenti, come l’iniziale racconto delle malefatte compiute dal piccolo Lupin da parte del prete che lo ha cresciuto in orfanotrofio. Il momento più “fumettoso” e meta-umoristico è senza dubbio l’attacco dei due cecchini, pronti a uccidere il protagonista mentre è impegnato tra le lenzuola con una ragazza: i due, essendo nudi, non possono essere mostrati agli spettatori e – come nei fumetti di Monkey Punch – vengono censurati sostituendoli con le icone del sesso maschile e femminile, rendendo così difficile per gli assassini prendere la mira.

Dopo La Strana Strategia Psicocinetica, il ladro gentiluomo verrà corteggiato per decenni da molte aziende cinematografiche: Cinecittà è interessata a realizzarne un film con protagonista Giuliano Gemma, mentre a Hollywood propone una sceneggiatura che viene però rifiutata (si vocifera poi modificata in Hudson Hawk – Il mago del furto, divertente film con Bruce Willis in cui effettivamente ci sono molte similitudini con la serie giapponese). Ma, a quanto pare, lo studio d’animazione TMS è molto geloso di una delle sue creazioni di maggior successo, e bisognerà aspettare quarant’anni per vedere un altro live action di Lupin III, e sarà ancora una volta di produzione nipponica.

 

CHRONO LUPIN III